GLI ULTIMI FUOCHI, recensione

The Last Tycoon posterde niro theresa russell last tycoon

Ebbene, oggi sinteticamente, speriamo esaustivamente, vi parleremo de Gli ultimi fuochi (The Last Tycoon), ultima e, ahinoi, ancora sottovalutata, quasi del tutto dimenticata e quasi mai da nessuno menzionata, opera del compianto Elia Kazan. Regista apripista d’una Hollywood dorata, autore di film indimenticabili e oramai ascritti indissolubilmente alla storia del Cinema più leggendario, quali Fronte del porto, Un tram che si chiama desiderio, La valle dell’Eden. Regista però, al contempo, assai controverso e, per molti anni, non poco osteggiato dalla grande Mecca che non lo perdonò mai per quella brutta e spiacevolissima vicenda torbida e oscurantistica del maccartismo, della caccia alle streghe e delle liste nere comuniste per cui e in cui Kazan rivestì un ruolo gravemente molto influente. Denunciando infatti molta gente per salvarsi la pelle e garantirsi la professione. Ma questo, per l’appunto, è un oscuro e scabroso, assai delicato e particolare episodio nefando e non del tutto chiaro che, in occasione della nostra recensione de Gli ultimi fuochi, dimenticheremo e per un po’ accantoneremo. Lasciando a voi e ai posteri ogni giudizio, positivo o negativo, a riguardo. Non siamo dio e non ci permettiamo perciò, specialmente in questa sede, di emettere contro Kazan qualsivoglia morale giudizio recensorio (potremmo dire, lasciateci passare la metafora quanto mai pertinente) non la sua intoccabile carriera cineastica assai pregiata, bensì le sue più o meno integerrime qualità di uomo impeccabile o forse imperdonabilmente colpevole. Concordiamo invece, inappellabilmente e in forma del tutto irreversibile, con la valutazione riguardante Gli ultimi fuochi, espressa da Morando Morandini. Che, a tale superba, compatta, sebbene imperfetta e forse leggermente datata opus di Kazan, assegnò tre stellette e mezza assai lusinghiere e sacrosante. Morandini scrisse quanto segue in merito: Negli anni ‘30, Monroe Stahr (De Niro), carismatico e dispotico capo della produzione di una grande società hollywoodiana, entra in crisi quando incontra una ragazza che gli ricorda la moglie defunta. Dal romanzo incompiuto The Last Tycoon (1941) di Francis Scott Fitzgerald. Con Harold Pinter sceneggiatore e Kazan regista, è un bel tris che diventa un poker con De Niro protagonista, ottimo in un personaggio modellato su Irving Thalberg (1899-1936), genius della M-G-M. I momenti belli non mancano (l’apparizione di Kathleen Moore dopo il terremoto), ma c’è attrito tra la cronaca hollywoodiana e i tempi allentati della storia d’amore, tra la scrittura di Pinter e il linguaggio di Kazan.

In effetti, Gli ultimi fuochi, nelle sue due ore e tre minuti precise di durata, si lascia seguire volentieri, sa in più punti notevolmente incantarci, ci meraviglia per la strepitosa scena del nichelino in cui Stahr/De Niro, dinanzi a un perplesso eppur meravigliato e attonito Boxley/Donald Pleasence, spiega a lui e a noi, spettatori increduli e ipnotizzati al contempo, la sottile, impalpabile e onirica magia del grande schermo, sa avvolgerci in atmosfere d’antan amabili e sognanti, gustosamente demodé e altamente prelibate. Ammaliandoci con la stupenda fotografia chiaroscurale, molto virante a toni cupi e a colori saturi, d’un ispirato Victor Kemper. Regalandoci una grande prova d’un De Niro che, nello stesso anno degli Ultimi fuochi, usciva nei cinema anche con Taxi Driver, essendo entrambe queste rispettive pellicole del 1976.

A differenza però del dizionario dei film Morandini, il suo rivale Mereghetti, pur riconoscendo le qualità del film di Kazan, lo accusa di eccessiva lentezza e ne critica puntigliosamente la troppa verbosità.

Quello che possiamo dire noi è che Gli ultimi fuochi, nonostante indubbiamente risenta della corrosione del tempo, rivelandosi a tratti datato e d’impianto teatrale, sebbene è vero che sovrabbondi di dialoghi spesso estenuanti e i personaggi sembrino malati di logorrea alquanto poco plausibile, è comunque un film assai considerevole e sa restituirci intattamente il fascino maliardo del Cinema purissimo.

Cast immane: oltre a De Niro e il succitato Pleasence, Jack Nicholson (De Niro e il grande Jack non s’incontreranno mai più, cinematograficamente parlando, che peccato), Ingrid Boulting, Jeanne Moreau, Robert Mitchum, Theresa Russell, Seymour Cassel, Anjelica Huston, Ray Milland, Tony Curtis e chi più ne ha più ne metta.

In sintesi! Un ottimo film e un ottimo Kazan, non vi è due senza tre, quindi perfino un ottimo De Niro anche se immaturo. Gli è preferibile, in quanto meno ingessato e forse anche più bravo, Jack Nicholson.

di Stefano Falotico

The Last Tycoon locandina

 

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