Michael Mann’s Heat

This is the end

THIS IS THE END, MY ONLY FRIEND

Forse l’apice delle vette emozionali, in un Michael Mann denso, increspato a cerimoniere di vite danzanti quasi in un incubo-sogno senza redenzione spettrale, alterato, altezzoso in colonna sonora di Moby, eroi solitari da zio Sam del mucchio, selvaggi allo sba(ra)glio che persevera diabolico, sparatorie scorrazzanti fra carrozzerie trivellate che già sentenziano la morte lenta, “in diretta” di cowboy “travestiti come poliziotti e gangster “camuffati” a loro volta da indiani, entrambi gli schieramenti su fronti opposti ma miscelati, nella fotografia sfumata, acquatica di Dante Spinotti elettrizzante, nel combattere invero le proprie sfighe, lotte, nevrosi, esistenze personali, da una “quotidiana” tavola calda ove il bandito e l’agente dell’omicidi si confessano, vanitosi, impauriti dal rovescio della medaglia speculare e quindi da brivido profumo calore.

Pacino, la sua boria apparentemente istrionica, che carica il personaggio per sfogarsi da una vita assolutamente disastrosa, con tre matrimoni fallimentari e una figlia adolescente sempre sull’orlo della crisi di nervi e in prossimità di polsi suoi recisi “imminenti”. Come il suo incubo ricorrente. E non ti puoi sganciare dai tuoi demoni in 30 secondi netti, lo sa bene il suo antagonista-nemesi-simbiotico Neil “Pinocchio”, ch’è costretto a mentire per amore d’una scossa emotiva purissima, falsa anemia impietrita e quindi scongelata, ammirante di malinconia un vasto, calmissimo oceano intagliato dentro il suo dreamer già sconfitto dalla nascita. Già predestinato alla morte progressiva dell’anima.

Questo capolavoro pulsa di scosse emotive da cardiopalma, è un “infarto” a farci crepare di romanticismo, e Mann non si compiace mai della sua atmosfera “fredda”, cerulea, dei tramonti plumbei carezzati, cadenzati fra scoppi drammaturgici d’una intonante cavalleria martellante in corpi imbottiti di piombo, morti stecchiti, ammazzati o forse già coscienti della disfatta.

Qualcosa va storto. Jon Voight è il saggio ieratico sulla montagna, l’uomo da marciapiede che ha scontato troppi pugni, mai li ha ricuciti, ora è il saldatore delle ferite emozionali sue nei colpi (im)possibili della grande sbancata.

Qui, la trama è un pretesto, presto Mann la svincola, la dissolve, mette in pausa le inquadrature adrenaliniche, contempla Los Angeles, la “lunatica” città luccicante come le alghe iridescenti riemerse dalle tenebre dei cuori spenti-accesi. Come l’atroce dolore delle solitudini incrociate, che si baciano per un istante, scopano, fanno l’amore, poi rimpiangono riflessivi le perdite, le fratture che nessun Dio ripristinerà, il backup fallato con troppi sussultanti bug e indecifrabili buchi opachi-lucido-(dis)illusi per pacificarsi in una vita da barbecue e partita domenicale.

Mann all’improvviso incendia i fotogrammi, li schianta, ci distrugge di struggentissime passioni, “arrugginisce” Val Kilmer, Val vola via, fugge dall’errore imperdonabile d’aver perso, non tutto, ma Ashley Judd, una per cui rinunciare al resto intero.

Il film sospira, dilata i tempi, da un plot “banale” che poteva confarsi in un lungometraggio da un’ora e mezza, Mann raddoppia il minutaggio in modo (non) necessario.

Quando di un film, a rivederlo dopo anni di distanza, riesci a ricordare quasi ogni singola scena, quella che verrà dopo e la battuta appunto indimenticabile, significa che è un capolavoro.

E chi lo contesta col senno di poi, “bene” e anzi malissimo, non fa testo.

Il grande Cinema è poesia. Le analisi da critici col sussidiario le lasciamo a chi deve compilare un modulo di brave esegesi. Sarà il caporedattore di un giornaletto con cui mi spazzo(lino).

(Sefano Falotico)

 

Fiamme esplose nei cuori

Fiamme esplose nei cuori

 

Ave Maria, suona la carica

Ave Maria, suona la carica

Tempo (s)comparso

Tempo (s)comparso

 

Faccia a (non) identica faccia.

Faccia a (non) identica faccia.

 

Effetto zoominess del più alato amore

Effetto zoominess del più alato amore

 

 

Lascia un commento

Home Al Pacino Michael Mann’s Heat
credit