“Cop Land”, oh dear Sheriff!

Dormi bambino, dormi tesoro, svegliati, cazzo!

Dormi bambino, dormi tesoro, svegliati, cazzo!

 

di Stefano Falotico

Cop Land

 Stringi i denti, agguanta la tua grinta perduta, abbranca le prede fraudolente, spara a muso duro e vendica il torto dell’omertà più criminosa

Nel 1997, presentato al Festival di Venezia, dove stranamente passa pressoché inosservato e accolto con enorme tiepidezza da parte d’una Critica distratta, che forse s’aspettava un normale action, come vorrebbe la tradizione di un film interpretato da Sylvester Stallone, Cop Land rappresenta a tutt’oggi la migliore prova registica di James “Wolverine” Mangold, divenuto celebre invece, appunto, per l’ultima puntata dell’X-Man con gli artigli, alias Hugh Jackman.

Dopo il “semplice” ma acclamato esordio di Dolly’s Restaurant, lo “sconosciuto” Mangold, per questo poliziesco sui generis, coadiuvato dall’allora assai prolifica e intuitiva Miramax, patrocinato dal suo tycoon lungimirante, Harvey Weinstein, riesce ad assoldare un cast delle meraviglie, raccogliendo attorno a sé eterogenei attori di razza, un parterre da far invidia che, oltre ai pezzi da novanta Ray liotta, Harvey Keitel e Robert De Niro, vede fra le sue file “caratteristi” indimenticabili come Robert “Terminator 2” Patrick, Peter Berg (oggi lodato anche, e soprattutto, per le sue prove dietro la macchina da presa, vedi Friday Night Lights), senza citare la bellissima e brava Annabella Sciorra.

Cop Land, dunque, una storia di corruzione e marcio, ambientata nella fittizia cittadina di Garrison. Zona di confine oltre il fiume Hudson, a pochi chilometri quindi dalla Big Apple, New York.

Qui, i tutori dell’ordine si sono stanziati in una sorta di comunità “autogestita”, formata appunto esclusivamente da vigilanti.

Ma qualcosa di torbido accade, lentamente, come spettatori, prenderemo coscienza che non è tutto oro quel che luccica dietro gli incorruttibili, eh eh, “distintivi”. Anzi, è proprio il contrario. Lo status di integerrimi “controllori sociali” è soltanto la maschera “leguleia” per potere, con insospettabilità, gestire piccole e grandi truffe, presiedute diciamo così da un leader a capo di un losco traffico di stupefacenti, ammanicato con la mafia locale.

Forse, tutti sanno la verità, compreso il nostro protagonista ma stanno muti e fingono di non sentire né vedere nulla. Il nostro prtotagonsta… uno Stallone “dormiglione”, sordo da un orecchio, “gobbo di Notre-Dame” che fa lo sceriffo giusto per noia. Perché tanto i vermi serpeggiano, gli sporchi affari continuano e lui sta solo lì a far le multe a chi parcheggia “contromano”, tirando vigliaccamente a campare.

Ma un evento lo ridesterà dal sonnellino… un poliziotto viene dichiarato morto suicida, in verità è vivo e vegeto, ed è l’ennesimo, esagerato inganno di queste notti d’imbrogli e sotterfugi in quel di Garrison. Questa “morte” viene archiviata e tutto par scorrere liscio come l’olio. Ma il Tenente Tilden, un De Niro laconico e beffardo, vuole vederci chiaro, e sarà colui che aprirà gli occhi al nostro Stallone, facendogli scattar la molla per mettere finalmente fine a questi giochetti poco puliti in quel di Garrison.

Negativo, sfumature di cross process, spara Sly, non è un bianco e nero sfumato, ridai colori al torpido nero dei marci!

Negativo, sfumature di cross process, spara Sly, non è un bianco e nero sfumato, ridai colori al torpido nero dei marci!

Inizialmente ritroso, il nostro Freddy Heflin/Stallone, avrà paura ma, quando diverrà il primo bersaglio “facile” e rischierà egli stesso la pellaccia, perché minacciato nella sua incolumità, il film prodigiosamente si trasforma, nell’ultima mezz’ora, in uno straordinario esempio di western metropolitano.

Verrà a galla tutto il marciume tenuto sepolto, e il nostro sceriffo risuonerà in grido “silente” di battaglia, vendicando personalmente i torti durati troppo e ingiustamente a lungo.

D’antologia, a tal proposito, il prefinale. Girato proprio come una sorta di “alba” di fuoco ove gli unici, però perturbanti, suoni che ascoltiamo, sono quelli degli spari perforanti fra il buono contro i cattivi.

Cop Land è un grande film sottovalutato. Che, oltre ad annoverare uno Stallone in una delle sue prove attoriali più mature e camaleontiche, proprio memore del mentore De Niro di “Metodo” diciamo fisiognomico a prender chili per il ruolo, è diretto con elegante e sorprendente maestria tecnica, una mano acuta e puntigliosa che non trascura la psicologia dei personaggi e ammanta la sua opera d’un senso potente di amarezza e ambiguità.

Una perla da rivedere e rivalutare.

Comprarlo è un obbligo morale! Altrimenti, sarete arrestati e accusati del più grave reato. Cioè, una cineteca imperfetta!

Comprarlo è un obbligo morale! Altrimenti, sarete arrestati e accusati del più grave reato. Cioè, una cineteca imperfetta!

 

 

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