Joy, review in anteprimissima e work in progress(o)

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Per ora, scrivo questo, poi la recensione crescerà una volta che nelle sale, anche italiane, il film uscirà.

Succosa anticipazione del primo Gennaio 2016.

Irresistibile abnegazione, volontà di ferro a romper le regole stantie d’una vita anonima, una donna “anomala” in questo panorama lynchiano di Diane Ladd e Isabella Rossellini spuntate dal cuore selvaggio di donne da soapopera.

Anarchia eccentrica “vorticizzata”, vorace, vertiginosa dentro le increspature languide d’un film sulla protagonista assoluta “accentrato” a sua maniera e acconciature, scentrato, “fuori fuoco” da una trama che delle verosomiglianze, delle coerenze, delle “narrative” compattezze, se ne (s)freg(i)a, come dico io, asservito, dopo la bizzarra visione, all’ammirazione di questa pellicola “incasinata”, colma e ricolma di digressioni (non) necessarie, di (s)cenette sbadate, importanti, di lapidari frammenti musicali ove i Rolling Stones “canticchian” da par loro la follia d’un mondo che adora le sognatrici, la cui “arma” è l’invenzione di qualcosa d’apparentemente inutile, la “scopa miracolosa”, il mocio che di “strazi” alla Cenerentola (ri)pulisca le briciole d’una vita densa, lacerata, intensa, indaffarata, spos(s)ata, ove il patriarca è invece lo schiavo d’una figlia più di lui determinata e frenetica, un De Niro ripescato nelle sue migliori smorfie di però romantica misuratezza recitante il vezzo d’esser una “macchietta”, il co-protagonista “invisibile” ch’eppur c’entra… molto o “sporco” in tal bislacca, non per tutti i gusti, storia “tirata” per le lunghe, troppo corta, di long beautiful shots d’un wedding strampalato, da famiglia “scalognata”, poi tanto fortunata.

L’orlo argenteo delle nuvole sta nelle riprese “a dolly” dell’incipit narrato dalla grandmother vecchia ma radiosa, la profetica visionaria del sogno, di questi spezzoni brevi a forma(to) diapositive in movimento.

Dagl’inganni e tradimenti alla solita American Hustle degli USA con le lor eroine “casalinghe”. Nessun bigodino alla Amy Adams ma capellli biondissimi sciolti e poi “fatti” a fiocchi di neve, d’una candidezza immor(t)ale che sconfigge le adulte cer(tezz)e di silicone o della CGI per ringiovanire Rudy/De Niro, ottusamente bieco eppur, sotto sotto, convinto che la scelta di Joy le regalerà (d)isperata gioia.

Il capolavoro di David O. Russell è il meno amato da una frettolosa Critica oltreoceano, preoccupata, perché mai, che l’intreccio sia nonsense. Ma Lynch è citato da me e da O. Russell a caso? Miopia del “dream” sba(di)gliato di “critici” senza la sua fan(tasia). O il loro Bradley Cooper a investire sul talento smisurato d’un regista, David come quello di Mulholland…, che gira per la sua 35mm aperta a panorami crepuscolari, a casette delle favole, degli orchi, degli occhi aperti luccicanti d’una Lawrence da Oscar nella sua folgorante essere scintilla d’attrice per due ore infuocate di “fredda” passione, di un greatsmall movie già da incorniciare fra i migliori “misteri” di chi lo scambierà sol per misero. Per un fritto misto “guastato”.

Gustate(velo), bruciate d’ardente “sfavillare” con Joy.

 

stellettejoyrecensione

(Ri)visto integralmente oggi, poco debbo aggiungere, in data 28 Gennaio, primo spettacolo al The Space Cinema, saletta poco affollata, un film che non si smonta, che va da sé venga sottovalutato, bistrattato, odiato per il tono fiabesco, ma Cenerentola è un capodopera e ogni epigono merita questo O. Russell, genio dal valore incommensurabile.

di Stefano Falotico

 

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