Snowpiercer, recensione

snowpiercer_character_poster_tilda_swinton

Come un fenomeno cataclismatico e un elettrico fulmine a ciel sereno, è piombato giù dalle nuvole finalmente uno come Bong Joon-ho che spacca tutto e lo rompe ai farabutti e a tutte le donne brutte ma a quelle bellissime soprattutto

Dopo la sua vittoria a Cannes ho deciso di farmi una cultura su questo regista coreano, il primo ad aver vinto la Palma d’oro della sua nazione.

Chi l’ha visto a Cannes definisce Parasite un film stupefacente.

Allora, sono partito da quello che è uno dei suoi film più apprezzati a livello critico, ovvero Snowpiercer. Nonché incazzati.

Prima pellicola di Joon-ho con un cast internazionale: Mr. Captain America/Chris Evans, la sempre inquietante, androgina, asessuata Tilda Swinton, Billy Elliot/Jamie Bell, Octavia Spencer, Elephant Man/John Hurt e il solito magistrale Ed Harris nel finale.

Non credo che Snowpiercer sia un capolavoro, a differenza di coloro che l’osannano in gloria senza voler sentir ragioni.

Ma è un film stordente, figlio di un autore del quale mi pare ovvio che sentiremo molto parlare negli anni a venire, giustamente.

Permettetemi il gioco di parole, un regista avveniristico. Sul quale, ripeto, parlo ancora da mezzo profano ma su cui posso già comunque esprimermi in maniera entusiastica. Siamo di fronte a un cineasta di enormi prospettive, su questo non v’è alcun dubbio.

Snowpiercer è un film sull’eterna lotta di classe, un film di fantascienza fumettistica che, invero, camuffandosi da movie distopico e post-apocalittico, riflette sulla condizione sociale quanto mai attuale del mondo odierno.

Ove le disparità classiste stanno assumendo contorni horror mai visti.

Il mondo si è ghiacciato non solo di smottamenti tettonici e forse nuove orogenesi alpine, avvolta com’è la nostra Terra da un perenne, immutabile, antartico gelo polare, bensì si è polarizzato sempre più di più fra ricconi violenti e perdenti deprimenti.

I sopravvissuti sono convogliati in un treno ripartito appunto per classi. Nella classe più bassa alloggiano i poveretti, la gente reietta angariata dai potenti, trucidata dalla barbarie aristocratica di chi plagia le coscienze a suo insindacabile volere e fa di queste sue oscene plaghe materia raccapricciante di sangue che fuoriesce dai corpi smembrati e annichiliti dei più sfigati in un’interminabile, mortificante, morta ammazzata valle di lacrime esagerata.

In cima alla carrozza vive il bastardo per antonomasia, ovvero Wilford, avido puttanone interpretato da quel vivente teschio ambulante di Ed Harris.

Un viso scavato nella roccia montagnosa dei canyon delle sue rughe impressionanti. Il ritratto spaventevole dell’uomo macilento stronzo dentro.

Un uomo purulento, Man in Black di Westworld. Insomma, l’incarnazione melliflua della schifezza più belluina mascherata dietro la parvenza e i gesti fini di un elegante, azzimato figlio di puttana aitante.

Questo non è un capolavoro ma rimane un pugno allo stomaco girato da dio, eh già, sì.

E, alla fine, dal cucuzzolo innevato, l’orso polare occhieggia e pare sussurrare alla donna e al bambino rimasti vivi, sì, cazzo, che avete combinato idioti di (dis)umani?

Fissa il bimbo nella palla di neve, no, degli occhi e animalescamente in modo purissimo e bianco come il suo pelo morbido e selvaggio che non deve allisciare nessuno, lo mette in guardia dalle racchie frigide e dai dottori dal grosso portafogli che in verità gli bruceranno solo il cuore nella fornace: figliolo, meglio fare lo Yeti da grande piuttosto che dar retta a questi uomini grizzly.

Questi vogliono invogliarti alla bestialità travestita da raffinatezza e vorranno convogliarti soltanto nei loro ripetitivi, burocratici, macchinosi binari.

Sii un uccello libero. Non farti ingabbiare, mi raccomando, da donne come la Swinton. Sai, ragazzo, è una grandissima attrice, adesso ricchissima, ma siamo uomini o siamo Orlando?

Noi non andremmo mai a letto con una così nemmeno se ci dessero l’Oscar per Michael Clayton. O no?

Sinceramente, al di là della sua straordinaria professionalità e dell’impari classe recitativa, fa schifo al cazzo.

Sai figliolo, ora sto qui al Polo Nord, forse anche in quello Sud, perché sia le nordiste che le terrone mi avevano rotto solo i coglioni.

Stavo diventando La cosa di John Carpenter.

Allora ho pensato, eh sì, meglio farmi una passeggiata nella natura al mattino con le rugiade cristalline piuttosto che mettermi assieme a delle morte viventi di nome Giada, con delle done castoro o con delle cerbiatte Bambi, con delle bambine.

Lontano da quelle all’apparenza dolci e carine, invero zoccoline.

Lontano da tutti gli uomini babbuini.

Meglio il bambù, meglio guidare una Panda.

Fidati.

Spingi finché puoi, non raffreddarti per colpa dei finti amori calorosi della borghesia in realtà cinica e arida.

snowpiercer_character_poster_kang_ho_song

di Stefano Falotico

 

Lascia un commento

Home Bong Joon-ho Snowpiercer, recensione
credit