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Nosferatu, il principe della notte

 

Nosferatu

di Stefano Falotico


Un cannibale che viaggia fra generose, sfoglianti follie. E piange le sue mestizie nell’imbrunire della strada. Come la vendetta nel mio nero mantello!
Irsuto, in tendini nervosi, si squamano le agonie, squalo in questa città che poltrisce. Decadentista in un mio apparire-sparire, fantasma e spettro, canzoniere di cicatrici “pittate” a viso semp’affamato, scarno, scavato, zigomo affilato, mai flebile, colpente le rabbie impetuose, forte, “incastrato” nel sempre mai dissuadermi da quel che sono, esperii, rinnegai e potente (ri)spu(n)tai! Da quel che capto d’istinto, gabbia mia voracissima rapita di scherno dolente in questa società “scherzosa” e schermante, propensa atavicamente alla derisione e ai giochi più schernitori, a umiliare il prossimo sinché par debole e dunque percepito come vigliacco su cui accanirsi da “sani”.
In una sera d’avanzato Settembre, mia amata mi domandasti perché, “affranto”, stavo affacciato al balcone a osservare il passeggiar stanco d’uomini indaffarati, chi con la prole “addosso”, chi ridacchiando nell’indistinto, confuso chiacchiericcio. Mi voltai, tranquillamente ti risposi che io non mi riposo neppure quando contemplo, o fingo, sospirando di guardare il tramonto sbuffante, quando plasmo le mie iridi, d’apparenza “distratta”, nel vedere oltre la superficie dei mari calmi, delle coscienze addormentate. Mi baciasti, soffiasti sul mio collo e premesti alla base del mio cazzo, che schizzò naufrago di tanta “moderata pigrizia”. Con flemma “acustica”, addolcisti l’esorbitare frenetico del mio voluttuoso volerti già volteggiante e nuda, “dirimpetto” a tutti che, da sotto, potevan adocchiarci per additarci come maniaci dell’oscenità impudica. T’afferrai, sollevando la gonna in veloce, punitor strappo, e tu me lo “stappasti”. E, nell’infilarlo dolce, allev(i)asti il dur Cuore mio triste, mordesti la mia spina dorsale e indossasti la ferocia di tal nostro (s)fregiarci. In un lasso “fregante” di Tempo “impertinente”, superbo di dinamicità d’acciuffar giusto l’istante d’una temperatura già vittoriosa dal turbinio giammai frenante, ferino inalai la tua figa nei sapori salivari dei canini e tu incalzasti a sbavarci… attorno, modellazione plastica di due cere astratte, remote d’eternità ineludibile da quest’umanità già, da come nacque, annuente al voler del conformismo arido e stanco.
Ti dimenasti a letto, furibonda di tanto mio buono-cattivo Dracula. E, non mor(d)endoci più, travolti dall’impeto dei gioiosi sensi, accasciai il pene nella vagina tua levigante, leccando poi l’agone dell’avermi martirizzato in tanto nostro ossessivo martellarci pulsante.
Mi domandasti, quindi abbandonata al godimento forse ancor maggiormente disinibito…, sai quando le carni s’ammorbano nel sudato rilassarle appena “espi(r)ate” nell’alto del poco trascorso innalzarci scevri d’ogni inibizione, se mai io fossi stato in carcere.
Perché, nello scoparmi come Cristo di Dio e Madonna tua di nuovo sverginata nella totale grazia da puledra ars amandi tanto disarmante, avvertisti attimi inequivocabili in cui, macellato dalla tua bontà serena e anche da osannata mia troia serva e severa, ebbi l’indeciso (s)concerto corporeo d’incorporare bestemmie al creatore.
Non solo della tua figa estasiante, io gemetti lagrimante. Sì!
Leccai il capezzolo tuo più irto, quello più tutt’ora da lubrificare nonostante il furioso prima suggerlo in carnivora tua irrefrenabile e lussuriosa, ridonata e ridondante verginità, porgendoti la carezza d’una risposta (in)discreta, ambigua come il dipinto dinanzi al nostro letto. Elegante e non volgare, forse provocante.
Un dipinto che ritraeva Satana accerchiato dagli angeli nel farsi il Cristo d’altro bugiardo schiacciato dalle ipocrisie di chi, da lassù e dalle origini imprigionanti, mentitore “comanda”… perfino le sacre ostie e come si doman le orge.
No, sì, forse può essere, potrei aver visto le sbarre e l’Inferno a torchiarmi così come poco fa, infiammati dalla Passione, esasperammo la vita vera, amplesso dopo amplessi, flessioni “tortuose” da imbizzarriti tori in fila rubina del cremisi scioglierci. E, in tal purpureo accecare le virtù false, scopai me stesso nel vederla nuda e celestiale, da Illuminato. Perché solo chi ha sconfitto le tetre, crespe onde del Sole bastardo e illusorio, può risalire alle pure ragioni dell’amore notturno.
Quindi è, eternamente e dal terrestre stronzo, alienata, eterea felicità che durerà sempre diurna!
Sai, ci fu un Tempo nel quale vissi nascosto, come un cerbiatto “matto” che, scalciando fanciullesco, cacciò proprio le “solarità” dei “vivi”, adempienti al tragitto “obbligato” e comunemente, secondo… così come avrei scoperto da intristito (dis)illuso, avviati invero e invece alla morte “tronfia”, che eppur si crede allegra e da “trionfi”.
Fu questo mio “tonfo”, nell’ero in un ieri forse ieratico e quindi già oltre, da cui rinvenni il riesumare la luminescente verità del Mondo. Già allora “fui”… sempre fum(m)o anche quando siamo, ricordatelo, … noi originari d’altre sponde da “diversi” del sentire e dunque amarci, commuoverci ed emozionarci…, già fui (nonmorto. Più vivo degli altri nel mio sembiante da “sepolto”.
Ma la cattiveria della gente fu ancor più profonda. Superficiali, disprezzanti e partorenti il peggior, torturante (i)odio. Loro che “vivono colorati” di tanto c(l)oro, son proprio loro i mostri dei nostri “minori” cuori. Pusillanimi senza vergogna e privi di scrupoli morali, cesellatori testardi ché, secondo queste teste, la vita non può essere nulla se non la si vive come appunt(it)o a lor pare.
E fui lestamente “forzato” dalle violenze di tali bestie, dentro lo sgretolar delle sanguinarie pareti, con un vile arresto. Nella psiche ché al vociferar maggiore s’adattasse di tutto mio “fiore”. Forarono nel cambiarmi, “solleticarono” zone mie genetiche nel “naturalizzarmi” a quel che invece è mio naturale, immodificabile essere. Dunque a loro ridente proprio perché desiderarono che piangessi per plagiarmi al volere di “tutti”, della gente “comune” e avara. Ché avessi quel che loro adesso vogliono, han sempre ottusamente voluto sol avere. E non sono! Mai lo furono!
Lì, allora, ho visto. Ho visto le mille brame degli orizzonti, l’ampiezza della Bellezza rubata dalla cupidigia, dalla stupidità della loro mai placante, inetta, non essente bramosia.
Nell’horror vidi e (ri)vivrò. Nella virtuosità della mia fortezza. Ché attentarono ma nessuno, implorassero e basta, nessuno scalfirà.
Io scalpito di più rabbia e m’han solo che rafforzato.
Perché innocenti divelsero con pregiudizi svelti, a mortificarli perché “vivessero”. Noi…
Prima di giacere, qui nudi a letto, stavo assaggiando l’asprezza romantica del mio Nosferatu.
Del mio diverso. Anche del tuo. Ed è per questo che io e te ci siamo scelti, (ci) siamo accoppiati, abbiamo copulato.

Tu sei come me, il Nosferatu. Sfiorati…

 

 

 

Eutanasia, parla Dio per voi!

Il (non) morto!

Il (non) morto!

Eutanasia, un antico dilemma che il bigottismo tende a sopprimere nell’omertà latente del dichiararsi fottutamente moderna: invece è sacro il diritto alla vita quanto è assolutamente lecito decretarne la “fine” se, morta, non è…

Dal Vangelo secondo me, secondo il mio apostolo e mettervi a posto!

I morti camminano, si specchiano fra bare d’un cimitero opalescente, e attorno a loro la gente ignorante che, chiassosa, festivaliera, morbosa e ciarliera, asserisce le “verità” a “gran” voce, con tutto il coro da stadio a sigillarle in uno “Stato” tradizionalista, perseverante il fascismo d’ogni ideologia più testarda, non possiamo scardinarli! Fanatici del “Credo” più vecchio e stupido, avanzan d’ora in ore imperturbabili in tal confraternita recidente e ottusa. Mi fa orrore!
La chiusura mentale è il primo pericolo alle incolumità altrui, il “principio” d’ogni fondamentalismo, la guerra per le inezie a partorire fratricidi.
Gli uomini si scannano per un boccale di birra e un bacio in bocca in più, accigliati si scatenano per avere ragione, la “ragion” degli idioti.

E non si schiodano neanche dalla “tomba”. Perfino quando sono (s)chiuse. Ove vige, vegetativo e contro ogni possibilità remota di salvezza, il coma e la morte profonda, da rispettare con già doverosa condoglianza. Invece, ostinati perseguono false cristianità da bigotti, convinti che a un uomo non puoi strappare la vita anche se vivo non lo è. Né più sarà. Lo dice il Papa, il gran coglione per la massa degli “accoppiamenti” col “profilattico” e solo che “sposati”. Capisci bene poi che, se abbiamo un Presidente del Consiglio di tal (s)fatte, lo scandalo era alla base del Lateranense. Io sono colui che ti ferma con le diagonali. E ti stoppa come San Pietro. Impietrisci. Dinanzi alle morali distorte, ti spezzo le gambe del cervellino piccolo, ti stroppio e ti strappo i cred(it)i.
Ecco che l’eutanasia vien “rimandata”. Se ne parla in caso di “evenienza”, di “animazione traumatologica” o di casi Englaro “ingrati” perché un padre ha il coraggio che manca ai silenti, bugiardi altri senza palle, omertosi nel non far dell’esistenza chiarezza. Non è volgarità, è la sanità del vedere quel che, al di là dei miracoli da Medjugorje e simili stronzate d’apparizioni e rinascite impossibili, buone solo per morenti comari rimbambite con in mano il rosario e un pezzo di cicoria, avvenire non accadrà.
Stimo così Jack Kevorkian, il fondatore della “Morte”. Al Pacino ne fu interprete ieratico, arrabbiato, arrestato per aver commesso il giusto fatto. E contro gli imbecilli delle credenze superstiziose e popolari… Pacino urlò “Alt!”, ficcando una siringa nel braccio, aspirando la dose affinché il Cuore da un’anima già sepolta, almen su questa Terra non più da umana, espiasse in Santa Pace di Cristo.
Sì, sono uno strenuo difensore dell’eutanasia, a eccezione soltanto di Christopher Walken, l’unico de La zona morta a vederci più chiaro del Presidente del cazzo e dei suoi cretini elettori. Vada in malora lui e l’America che ancora l’eutanasia non approva!
(S)fortunatamente, Walken (non) lo uccise col suo fucile ma, grazie al suo gesto, Martin Sheen fece la figura dello scemo.
Rovinato il “futuro” (non) Presidente, Chris morì finalmente. Per missione di Dio!

Amen. Buonanotte… e sogni d’oro.
Dopo questa parabola, il Principe, più grande di tutti i nostri falsi temp(l)i, andrà da Lazzaro e gli dirà: Ponzio Pilato se ne laverà le mani, consegnandomi alla Croce dopo il Getsemani e quel maiale di Giuda. Quindi, ora che sei rinato, goditela e manda ogni finta creduloneria a farselo dare nel culo.

Parola di Gesù Cristo!

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Al di là della vita (1999)
    The Voice Frank Sinatra scandisce l’inizio, Nic Cage è “benda” mortuaria in questo capolavoro allucinante, straziante e di vite strangolate. New York e le luci artificiali della Notte, piromani, teppisti, barboni, folli alla Don Chisciotte e scoppia l’anima pietas nel pirotecnico Scorsese straordinario. Come sempre. Eterno.
  2. Million Dollar Baby (2004)
    Doveva essere un trionfo e invece è stato un tragico “tonfo”. Per “pura” cattiveria d’una stronza. Qui, Clint Eastwood tocca vette poetiche “agghiaccianti” e, coi suoi classic(i) occhi appunto di ghiaccio, si reca a tarda Notte nel “nosocomio”, afferra le sue lacrime e fa quel che un grande deve fare. Togliere per dare l’estrema unzione putativa, la benedizione a uno sporco Mondo. Ché salga in Cielo l’angelo.
  3. Il dottor Morte – You Don’t Know Jack (2010)
    Kevorkian non è un mostro. Non è un criminale. Egli è un signore che sa…
    Jack non è la morte, ma morde solo quelli che, addolorati troppo, voglion solo morire.
 

“I quattro dell’Apocalisse”, recensione

I quattro cavalieri dell’Apocalisse

 

Partiamo col dire che il film è ardito, perché il titolo, ad effetto, depista le aspettative dello spettatore, imprimendosi d’un biblico paranormale che non ha nulla a che vedere con la trama, senonché i personaggi sono 4 appunto, alcuni “(e)vasi” di Notte con incinta a carico e un negro troppo sensibile agli stupri “mortuari”. Infatti, un cattivo, spu(n)tato dalle peggiori fantasie delle perversioni necrofilo-“sessuali”, violenta la donna mentre lei se la dorme, la doma così, il negro assiste allo spettacolino obbrobrioso e impazzisce.

Testi non sa recitare, non fa testo ma sul suo “protagonismo”, da “guarda che faccia da stoccafisso con la pistola vendicativa su faccio (il) fig(hett)o”, è incentrata la (vi)cen(d)a.

Il “buono”, a metà fra vorrebbe essere Clint Eastwood, che non ce la può fare neanche a pagarlo, e lontano miglia di carisma anche dal mediocre Giuliano Gemma, non azzecca una sola espressione, anche perché non ne ha. Darà caccia spietata al folle Milian.

In questo spaghetti western semi-horror e un po’ di tutto, fra sangue color salsina, polli allo spiedo, spuntatine di maiali, violenze, truculenza a iosa, spari tra i buchi delle finestre, corse campestri, deserti nati di “punto in bianco” in fotografia rosata e poi virante al tramontar grigio-oc(r)a, un Fulci amato da Tarantino e da (non) rivalutare.
Sarebbe peccato esecrabile quanto l’efferatezza del maniaco Chaco.

In poche parole, il film è un’enorme, (im)presentabilissima cagata.

Il titolo c’entra come il “cavolo a merenda”, infatti al posto di Testi, avrei scelto Luc.

Fra i due bellocci coglioni, almeno Lucio poteva utilizzare un “rivale d’eccezione”.

Ce la possiamo dire? Voi, amanti del “revisionismo” cinefilo di “noi altri”, mi lincerete vivo.

A questo film, preferisco i fagioli di Terence Hill. Almeno, borbottano di botte e scoreggiano senza pretese da “merde” che oggi si riaccreditano in “perle”.

Perle di che?

Senti chi parla? Io parlo e, se mi va, spar(l)o pure.

Comunque, ‘sto film ve lo dovete sparare. Nel bene o nel male, Testi o Milian a metterlo in croce, c’è anche il Cinema di tali rovesci delle medaglie.

All’epoca non fu giustamente cagato. Oggi, viene lodato.

Di mio, posso preferire una stronzata di gusto? Questa roba non ne ha.

Quella figa sì? Da me (non) l’avrà.

E, su tale sparata, ora vado là…
(Stefano Falotico)

 

 

La figa di Al Pacino, 73 anni vs 33


Al dice che la vecchiaia non si vive da soli ma con Lucila Sola.

 

“A Christmas Carol”, recensione

Jim guarda con golosità, gnam gnam il povero Oldman. La felicità è questa, caro Scrooge! Sei in tempo per non mangiarti il resto.

Jim guarda con golosità, gnam gnam il povero Oldman. La felicità è questa, caro Scrooge! Sei in tempo per non mangiarti il resto.

 

Ogni racconto di Natale ha il suo spirito che s’avvinghia nell’infausta Notte, eppur dopo il gelo della neve il Cor si rinnova, innervato a vita fastosa di nuovo…


Ora, la festa.

Se da infante, mai leggesti Dickens, d’adulto sarai rattristato e sol che denso d’un rancore mai attenuato. Tu che, pian piano, al codice “binario” del regime sui vanitosi “divani”, non sei più allegro come quel bimbo che, scodinzolando di vivacità, sbattuta in faccia alla tua “fiera” alterigia, ancor t’altera e inalberar ti fa su tutte le furie. Ah ah.

Il più delittuoso criminale della sua anima è Scrooge in tal appunto suo rinsavito rinascere. Scrooge, l’avarizia qui incarnata in un pezzo da novanta, il miglior Jim Carrey di cui memoria mia si ricorda… oh, i ricordi affastellanti fra le malinconie di tal grigio mio castello, evoco di stagioni or sono in cui mi polarizzai depresso come gli orsi dei ghiacciai, come m’angosciai nel lustrato buio “addobbato” dell’abbaiar da lupo alle renne con le “trecce”, morendo per un bacio invece plastificato nell’Inverno  più “duro”. Dall’Autunno, il crepuscolo trascolorò in tutto annerirmi e, “anemico” alle passioni sanguigne, mi gelai nell’anima mia sigillata. Ermetico a leccar il “gelato”. Ma, di ritorno al futuro mnemonico, vidi me stesso in tanti fantasmi dal colore “nemesi”. E bestemmiai loro perché specchiavano il mio orrido esser già morto inter(n)amente. Allorché, in tale incubo svegliante, in questo raccapriccio terrorizzante, la mia pelle emozionale rabbrividì. Dove avevo smarrito la brillantezza euforica per già ardermi, arido, nella mia anima fredda di gioie paralizzate, incancrenite, invecchiate, “sbilenche”, gobbe e anchilosate in penombra “accecante” del mio (s)contento? No, così non si gode, si dorme un’apparente, emotiva “fortezza”. Una dimora non varrà mai le tue labbra da moretta, annuso la fragola del tuo scacciato amore e me n’addoloro. Quindi, ora, mi spoglio da ogni bugiardaggine. Io, Jim dal naso pinocchiesco, re insopportabile d’ogni menzogna eremitica soltanto avvilito nel pallore delle mie pavide “vene” di un viver vi(b)rante in quel che (non) poteva essere.

Apro gli occhi, le luci non m’han sbarrato la strada, (s)colpiscon ancor candore mio come angeli a strofinarmi le manine sulla fronte del mio “raffreddore”. Da una febbricitante “allucinazione” reale, eccomi dunque in questa vigilia di Natale a riabbracciare mio cugino. Mio cugino è sempre stato più stronzo del mio Scrooge, ma bisogna perdonare perché la vita è meravigliosa. Lo sa Frank Capra e anche quel geniaccio di Robert Zemeckis, il primo ad aver capito che Gary “Dracula” Oldman è un buono. “Incattivito” perché vale ma Scrooge gli scoreggia il “mobbing” e lo riduce affamato, pelle e ossa. Scrooge capisce il male inferto, soprattutto a se stesso, colpa il troppo rintanarsi e fuggire dai suoi veri, rinnegati sentimenti. Oh, ti annagasti da solo che più solo non potevi senza Sole.

E, col bambino in spalle, benedice da Oliver Twist.

Perché questo film, come il suo protagonista, è straordinario, incredibile, pulsante emozioni che solo gli uomini che hanno sba(di)gliato possono percepire, sentire.

Dunque (com)mossi, ora (ri)viviamo, più forti, più esperti, più “coglioni” o sol disincagliati da ogni (t)remore, dal remoto tormento che torna, da questi moti permanenti dell’esistenza.

Fratelli della congrega, so che la commozione appunto è (in)contenibile.

Voi donne non bagnatevi nelle mutande.

Sono ancora un “porcello”. Nonostante qui il piatto adesso piange, e ho dovuto rompere, oltre che la testa, anche il salvadanaio di porcellana, rimango quel che (non) sono.

Comunque sia, mi son salvato. E quindi vado “salivato”.

Come no? Così è mia ambita!Vuoi la “monetina” per darmela riscaldante in questo 3D preciptosamente “atmosferico?”. Mi hai fatto girar le palle. Non si fa così.

Si fa così. Sì, è vero che Scrooge viene… miracolato ma sempre, “sotto sotto”, un po’ stronzetto rimane.

Perciò, la sua mano va ove deve andare… nella (s)figa?

No, nel mio “anfibio”. Ah ah.

Perché sappiatelo: Scrooge era “ricco” e perse “tutto” per la sua misantropia assai po(r)co generosa. Ma se alla Donna dona delle mimose, rossa la rende di buon mattino e col sorriso della Gioconda.

Rimanendo “nobile”… dentro e anche “didietro”.

Fratelli, applauso. Dai cugino, offrimi il tacchino. Il tuo pollo l’ho già mangiato. Ah ah.

Come dice Jim in The Mask… spumeggiante.

E anche ruspante con gli spumanti.

Brindate, son orso brioso.

 

(Stefano Falotico)

 

 

Stefano Falotico intervista Federico Frusciante in merito al grande John Carpenter

Prospettive di una mente immensamente visionaria

Prospettive di una mente immensamente visionaria

 

Prefazione in ardente “tizzone”: se Steve Jobs creò il Macintosh, perché io non posso mangiare tutte le mele anche della Big Apple? Eh già. A valutare se davvero “duro” sono, saranno i posteriori per la mia “durevolezza”, ai posteri l’ardua sentenza, a te invece mia bella ecco come lo “senti” arso. Si chiama freddura? Forse una (s)cotta(tura) del mio biscotto. Ah ah.

Forse fallo, forse se la fa là, forse sia. E così Sutter Cane in Falotico mai fallace. Perché, come dico io, saltando di palo in frasca, fresca è la mia quaglia collocata al giusto posto. E cioè rizzo nelle fragoline fresche. Un detto che non vuol dir niente, ma vale per tutte le tette, piacevolmente in ogni boschetto. Ah ah. Ridere, grazie. Altrimenti un risotto in agro-dolce. Fa più salsa e più sale… da cui il film Grosso guaio a Chinatown.

http://www.mulhollandlynch.com/?p=1348

Se i manga hanno inventato le robotiche forze di Mazinga, se in America han riesumato i cartoni animati dei “Transformers” per un Michael Bay stolto come al solito su montaggio “stroboscopico” quanto a non “scoparmi” nemmeno un po’ di vere, diverse, sanguigne e passionali emozioni, neppure a sfiorarle per un attimo d’imponderabile sua idiozia meccanica e artificiale, io ergo il mio Mister Gigabyte, personaggio raccoglitore di vita (non) vissuta, scaraventata nello sfoderarmi a virtuoso, immane scibile dell’umanesimo, qui cinematografico dal sapore convergente in tante dilatazioni spazio-Tempo(rale), liriche e anche intrecciate alla musicalità dell’anima, com’emblema del mio singolar tenzone, particolarissimo, forse antipatico, indigesto senz’altro per l’escrescente, (de)nutriente, coprofaga borghesia feticista, flaccida, classista, fascista e che m’è quindi vomitante in (im)mo(n)do fecale…, la rabbonisco a colpi maestri d’un imparagonabile, iper-fantasioso estro. Udite come scandisco la mia mostruosa cultura di unicum database cinefilo e, all’occorrenza, ad affilare i canini se appunto non starai buon(in)o.

Scibile sventagliato a tagli ch’incido in vostre atrocità losche. Io, sì, vivo ove il profondo sentire si mescola ad acciuffare le scemenza di tal umanità appunto scempiata, senza tempie e dalle meningi lente, per evocare sereni corridoi dell’immaginazione in acu(s)t(ic)o t(r)ono. Così, ti scovo e sempre più magia del Cuore io invoco. Vi mangio vivi, eh eh!

Qui, eccomi dunque a cesellare e “coniare” un’intervista simbiotica, speculare a gusti appunto (r)affinati col Frusciante Federico che, come il sottoscritto, adora John Carpenter. Forse l’ultimo dei “selvaggi” in questo piatto imborghesimento “format-o” (da) flatulenti stronzi. John dà alle merdacce un po’ di sano Essi vivonoSignore del male a rinfoltire il “sale in zucca” per Halloween (non) dolcetto, seme della follia in Christine, la macchina infernale. Sentite come ri(t)ma baciata ai savi della congrega nostr’amata. Ave John!

Se mi considerato pazzo, no, vi sbagliate. Ribadisco e sottolineo con l’evidenziatore dei miei metafisici sudori che son invece tutta l’interezza dei più sonanti furori.

Di come, da Jena “Snake” Plissken, mi “bendo” di monocolo e te lo piazza in culo anche quando “Mi sto masturbando”. Di come, da James Woods, (s)caccio i vampiri in tutto… del mio fucilon tiro. Di come nacqui già di un altro pianeta mentale, combattendo fin dai primi respiri una guerra tutta mia simil fantasma da Marte.

E se a Marte togli una “t”… diventa rovente il mare delle mie favole non amarognole bensì remote dalla borghese concezione in carta stagnola. Stagnate pure nei luoghi comuni, con John si sguazza in un lago di grandezza. Se a Marta togli sempre la t, entro lo stesso in Mara- Ah ah.

Addobbate, sì, le vostre pareti di carta da culi parati, ma avete qui incrociato uno sul quale non potrete spar(l)are. Rappresento l’ignoto e quel che di Notte maiuscola va di muscolo penetrante a tua superficiale “figa(ta)”. Perché preferirò sempre la rugginosa mia faccia di cazzo ai culetti d’un fighetto, la mia pistolettata secca alle prediche morali di tal morti viventi. Palestrati e rinsecchiti dentro. Io, uomo invisibile e che t’entra appunto ove non lo vedi ma lo prendi con dolor “mansueto” eppur mastodontico. Tu mastichi fegato marcio e rosichi, io incarno il vi(ll)aggio dei dannati. Dunque nel tuo ano d’ariano. Se mi scambierai per Paolo di Fantozzi/Ugo, t’impalerò d’avorio così imparerai a cogliermi “al volo”.

Uh uh, senti qui che dolorino, uh uh il licantropo ulula e automaticamente Mister Gigabyte t’incula.

Ebbene, dopo tal mirabolante preambolo a farti saltare i nervi, mio bollito borghesotto, ti dono l’intervista a uno come me, che sicuramente ti farà scoppiare di emboli.

1) Secondo me, anche Fuga da Los Angeles è un capolavoro. Concordi?

Concordo. Film meraviglioso che non è stato capito perché troppo intelligente e fine. Un finto z movie che ribalta la concezione seriosa dell’originale per portare il tutto verso il grottesco puro.

2) Cosa ne pensi di Elvis, il re del rock? Non se ne parla quasi mai…

Penso che Elvis avesse un carisma enorme, una voce melodica stupenda e che sia colui che ha portato il rock and roll alle masse. Però io preferisco Chuck Berry, Little Richard, Buddy Holly e altri. Massimo rispetto comunque.
Il film di Carpenter era buono, ma non ottimo. Comunque un bel film per la tv.

Riot Carpenter Cage

 

3) Sei contento che Carpenter non abbia girato “su commissione” un film carcerario con Nicolas Cage di cui si parlò anni fa? Progetto sparito nel nulla, nonostante risultasse fra le migliori black list delle sceneggiature? Il film doveva chiamarsi Riot. Ne eri informato, giusto?

Non sono mai contento quando uno come Carpenter non gira. Anche se con Cage o con Stallone. Per me Carpenter è un genio e i geni mettono tutto su un altro livello.

4) Carpenter, eccezion fatta per Il reparto, non gira pressoché più. Secondo te, il vero motivo qual è? Si è detto che fosse “malato”, forse si è dato per “matto”, malato poi di cosa nessuno l’ha mai specificato. La verità, credo, che nonostante sia Carpenter, anche lui trova enormi difficoltà per girare in questa “nuova” Hollywood di produttori imbecilli.

Appunto. Produttori incapaci, distributori dementi , addetti ai lavori rincoglioniti e asserviti completamente ai potentissimi di turno. Carpenter è scomodo, scassacazzo e ne paga le conseguenze. Ma fa bene a non vendersi mai.

5) Il tuo sogno, credo, sia comparire semmai nell’ultimo film del nostro, anche solo come comparsa di mezzo frame. Cosa daresti per una sola manciata di apparizione del genere?

Amerei essere in un film di Carpneter anche per un mezzo secondo, ma non avverrà mai e io non sono uno che sogna, anzi.

 

Concluderei così. Sono un Don Giovanni? Sì, no, può darsi, “puoi farcela”, non andar a vedere Don Joe con Scarlett Johansson anche se sei Don Johnson.

E dunque evviva Carpenter John.

In-fine… in fila indiana come i western metropolitani di John.

Mi urlano contro “Falotico, facci il piacere!”. Rispondo che è quello che voglio e che tutte le lei soprattutto, di vogliette nelle loro viola, voglion che “voli”. Tu che vuoi?
E voi un sodo ovo volete? Non sto ai vostri voleri. Ma al mio volarlo. Ah ah.

Rispetta il tuo Uomo. Altrimenti, ti spettino. John Carpenter non usa lo shampoo, mio scemo da scem(p)i. Perché non è solo stempiato, è pelato eppur ogni capo fascista, sepolto a Predappio, egli prende per il “naso” e gli dà delle palate.

Orsù, miei paladini delle “patate”. Spiaccichiamo lor i pomodori. Noi siamo l’onore e non le puzze dai cattivi odori.

Sono colui che, sfacciatamente, personifica la grande presa per il culo?
Sì, e se contesti la mia testa, come quella di John, da me avrai soltanto che testicoli “tostati”. Non riuscirai a “battere” neanche sulla tastiera, figurati se le fighettine tasterai!
Testone!

Ora, vado a mangiarmi un toast. Spero che tale articolo sia privo di (re)fusi, lo siamo entrambi un po’ scop(pi)ati, e talvolta mi scappa qualche tasto.

Sempre meglio comunque del tuo gusto, detto in inglese “taste”.

Sono uno tosto? Mi accontento delle ostie, tu pretendevi le ostriche e sei rimasto all’osso.

Meglio lo “scheletro” di Carpenter John.

Sia lodato il Pater Noster.

Vivete? Ma, secondo me dormite. Aprite gli occhi! Vi sta guardando John! In guardia!

Vivete? Mah, secondo me dormite. Aprite gli occhi! Vi sta guardando John! In guardia!

 

 

 

“True Detective”, Trailer

 

Qui lo dico e qui (non) lo nego. Il regista è stato designato per dirigere la versione cinematografica di It. Perché non scegliere McConaughey come Pennywise?

 

“Batman” di Tim Burton, recensione

Ah ah!

Ah ah!

 

Batman

Prelibata foschia mi tempri di magiche agonie e mezzanotti in appiccanti, assetate gole alla base di Kim Basinger
Cavaliere è il Tempo nei suoi condottieri reami remoti. Mia amata godimi quando il plenilunio, stupefatto di sorriso beffardo, intaglierà le nostre labbra a virtuosa e poliedrica vetustà. Mia e tua, uniti in astrali congiunzioni, io cometa e mimo dei trasformismi double face e tu femmina a disintegrarti sfacciata, godendo l’asteroide ferente del nostro castello dei sogni viaggiatori all’umanità sfanculata. Vaga è l’acqua quand’imbrunita si ghiaccerà in strati di mio gelo risorto e ribaldo, tu adesso balla. Donna, slacciati la collana e sfilati i gioielli, la gonna sfoglia, devi danzare qui proprio dinanzi a mia baldanza.
Io sono un giocoliere, il buffone è il Joker, si camuffa in un travestimento da pagliaccio e provoca da geloso, impotente del mio Otello. Il maggiordomo io lecco come un gelatello, e lui m’è servo anche nel dormiveglia, m’avverte se il Pinguino vuol scovar l’ago nel pagliaio per più gelarmi di tale mia insonnia “bella”. E, nella sonnolenza ambita, abitante perennemente “dentro di me”, togliti gli abiti, oh mia Luna. Ingelosiamoli. E con me ulula sinché in culo navigheremo lisci come la balena.
Baluginano i primi bagliori dell’alba e tu, così folgorante in ancor ergente tuo esser nuda, t’accasci a mia lucida “scultura”. Ti sento strusciante e striscio a te lasciva. “Induriscimi” in tutte le posture di quest’amore sdrucito e non però sdolcinato, io sono il pastore contro tutti i “dolori” dei cotti e pasciuti nel triste pascolo di esser rimasti all’asciutto, camaleonte leonino di uno, nessuno, centomila impostori e le loro la(sa)gne delle pecore in questa valle di lamentosi sempre filanti quanto infilati. Al reumatismo, aromatico io infilzo di tal cura le mie l(i)ane, eroe in questa giungla di Gotham e ad arrossirti le gote quando l’oscurità in te mi fa nero a luci rosse. E, con perizia balistica, basculante ti son dondolio in flessi nostri dorsi giammai dormienti. Flessuoso amplesso, porgiti dirimpetto così come sei di sensual portamento, e “importalo” a magnitudine della magnante figa. Vita magnifica, ché di Notte va il Cor’ a spauracchio dei piccoli borghesi oramai nauseati e disamorati. Si son ancorati alla tranquillità delle abitudini ma non abitan più laddove l’anima è una poesia briosa!
Odila, odiamoli, oliami mia bionda di tante nostre lussurie!
Recitala con me, a voce alta così mentre (s)vieni. Innalzalo!
Batman che, cristallino, si staglia a monumentale piedistallo. Il faro illumina la città e i pipistrelli vengono a me come gli uccelli canterini di San Francesco. Io, che vissi traumi inferti, appena nato già “infetto”, malato di melanconia e deriso, inviso dal mio nascondermi, ma non santo. Nessun villain è salvo. Qui or s’è fatta la calda ora, il faro quassù è un falò di mie vanità in te aspirante anche giù. Io muto in tutti gli oracoli di Delfi, e come uno squalo mangio a(do)mbrato di meraviglioso funambolismo alato e solidale ai deboli miei alleati. Cattivo, sei un pollo, t’afferro con una fune e t’uccido col fucile. Ti strappo gli occhiali e t’inchiappetto! Spietato contro il tuo spiedino di porco. Son protetto dalla corazza sempre pulita e non come la tua fedina sporca, macchio però tutte le lenzuola e nessun può scoraggiarmi. Sono io la scoreggia al tuo petomane, psicopatico. La mina vagante tappa il tuo sboccato, t’imbocco con le “buone” e mi cucco Catwoman, la più buona.
Il mattino rinfresca le gioie, sereno scodinzola in Trinità mia. Io il toro e tu trina d’orgasmi multipli in un sol boccone. Se vi faremo schifo, vi (ri)puliamo anche nelle latrine. Feccia!
Sono il nemico pubblico, sorvegliato speciale. Tienimi caldo e rafforza la mia scorza. Dai, coraggio! Non essere timida.
Sai… è per questo che Michael Keaton è il miglior pipistrello. Tim Burton azzeccò l’interprete ideale. Con quella faccia da stronzo, solo Mike poteva essere Batman, uno che lo spacca a tutti. E se la fotte!
Di grazi(os)a, adesso rosata ringrazialo… ti sarò più dritto e rizzato di osé. Fammi, oh sì, fammi incazzare! Ho fame. Di noi e facciamolo come un bollente tè ch’entra in gola.
Sono o non sono più birbante e spiritoso di quello sciupafemmine di Jack Nicholson?
Eh sì. Lo so. Ti sto più simpatico e quindi sai che Batman li prende a testate e in te starà nel lì stante.
Duro molto e mi avrai infinitamente. Oh mia Kim Basinger, la vita si basa su chi non crolla dopo pochi istanti.
Ma sa colar a picco e, di precipizi, entra di nuovo nel tuo orifizio.

Capolavoro.

Kim, lascia cadere il tuo visone e, senza visiera, a mo’ di “créme caramel” ti sarò visionario come Tim Burton. Con calma da cammello ma mio (mi)raggio di Sole. Il mio rigoglioso sesso!

Oh, scuri ipocondriaci, io curo anche con la scure.
E Kim sculaccio da rubacuori.

Ah ah.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

 
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