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Clint Eastwood, ghiaccio arcano di romantici occhi


Stefano Falotico ha pubblicato “Clint Eastwood, ghiaccio arcano di romantici occhi”, un’analisi “spietata” a incantevole danzare sulle nervature coriacee del grande Biondo!

Affiancato dal mio fido scudiero, Davide Viganò, anch’Egli rinomato fantino a cavalcare lungo le sponde western del Cinema senza frontiere di Clint, a suo onorarlo d’omaggio nell’immortalarne lo splendore, Stefano Falotico, il qui sottoscritto e presente-assente(in)giustificato, “perviene” alla lucentezza d’alcuni capolavori del Maestro. Ne celebra, sottilissimo, la biblica “artigianalità” immarcescibile, e innalza il nostro Credo a suo cavaliere pallido.

Il Falotico, d’indagine “notturna”, vive nei fotogrammi eastwoodiani, più vivi della spazzatura “moderna”. E, nel classicismo del Clint…, ritrova se stesso riesumato.
Rediviva è la vita in adorazione anche altrui ché la mia anima si svegliò dalla letargia grazie a dinamiche mentali d’empatia attrattiva.

Un libro scolpito negli occhi di Clint, saggio “eremita” in questo Mondo di folli sempre a schiamazzare, a dannarsi per schifezze, a “prodigarsi” al danaro delle “vittorie” spicciole d’ostentare in viso a chi lor reputano invisi.
Ma noi siam prodi(gi).

Falotico, così come Davide, è oltre la sconcia umanità pettegola, nonostante le “tegole” Lui è fiero guerriero, cowboy nella valle di lagrime. Esistenzialista a chi una regala (im)pone e quindi cambia bandiera ad opportunismo di maniera.
Fra tant’amarezza stantia, Falotico porge il suo beffardo sorriso, che si bea di tal ipocrisia da mentecatti e venduti.

L’esistenza è strana, una fantasticheria. Molta gente s’affanna per “successi” da quattro sold(at)i, abbaia di baionette e vien turlupinata dal consumismo innanzitutto ai propri cuori oramai di marmo. Forse anche molto di merda.

Apri l’uscio delicatamente, t’approcci a un nuovo Giorno, ma soliti balordi attentano luridi alle vergini su “voglie”, davvero “volenterose”-violentissime, dello storpiarle all’immagine di “piaceri” davvero “palestrati”.
Eh sì, allenati all’educazione fascista di massa, si son svegliati con la “lunetta” di traverso. Ah, che invertiti.

Il Falotico, cauto e d’acume “ignoto”, d’innata forza ieratica, pacata e pacifista, sfodera il suo Walt Kowalski e punta loro “pistole ad acqua”. “Pistole” sta per l’appellativo di “coglioni” che io affibbio a questi vigliacchi, “acqua” sta per sono già sprofondati ma, “a galla”, fanno… i galletti.
Sì, alzan la cresta ma devo disincrostarli. Cessi d’acquedotto. Nessuna “crostatina”, miei “tosti”. Solo pugni dal mio alto alla vostra bassezza di testa.
Io non picchio mai ma spicco, la mia signorilità accresce gli odi coi quali vorrebbero assalire anche me. Ne son incubo peggiore in quanto Sogno…
Ma i negligenti otterranno solo un “diligente” mio “gentilissimo” orpello alle loro palline. Le imbriglio ché lor son in sellino da asinelli, mentre io sprono il purosangue blu a non farsi infangare e affondare poi nella melma.

Il poeta è a questi un “posteriore”. In quanto avanti mille anni Luce di fronte a tali (o)scuri.

Ah, di marmellate si stroppiccian il visetto, ma “offro” loro un “vasetto”. Ché cagassero tutta la verità se non vorran esser “imbiancati” dalla loro stessa sporca coscienza allo specchietto.
Eh già. I criminali impuniti s’impuntarono a farmi la guerra, logorroica loro “ira” da cani appunto rabbiosi.
Ma il Falotico (non) de-morse, è qui cacciatore di taglie di pari “reazionaria” Legge del Taglione. Se la fai, aspettati la contromossa. E, se gli sparerai, almeno devi essere sicuro che gli oculari testimoni non abbiano visto il “fallo”.
Altrimenti, bulletti sarete in gattabuia a mo’ di Gran Torino. E lì i vostri cazzetti, di cazziatone, coleranno a picco come i volatili per diabetici del Commissario Auricchio. Molto “piccante”, molto “Ela Weber”, molto amari “marroni”.

Fratelli della congrega, sono ortodosso se mi vuoi rompere le ossa, mio “orsacchiotto”, tu che a tutte vuoi saltar addosso, contieniti o sedato nel sederino vedrai che… “bagnato” pelettino.

Sì, Clint è come me. Come Davide. Noi rispettiamo le libertà, ma non tolleriamo le ingiustizie, c’accaniamo perché i nodi vengano al pettine, tutti tutti sputtaniamo se per “virili” pantaloni vollero le granate “piantare”.
E non la piantarono. Piangeranno, però.

Insomma, comprate questo libro, volo libero.

Nella vita, se incontri degli avvoltoi, prima devi cacciarli, poi spulciarli, come quaglie bollirli e lasciar che affoghino nella lorda bordaglia.

Quindi, pagina voltar’.

Essere appunto Voltaire, famoso e giusto scettico contro gli ottusi.

Per farla breve, recatevi nel mio Cuore e vi regalerò altro amore.

Applauso!

 

“Stress da vampiro”, recensione

 

Il morso della vamp-ira scatena il licantropo iroso! Al verde Howling e rabbia dunque alla Hulk

Se dovessi stilare una classifica delle migliori strafighe della Storia del Cinema, primeggerebbe Jennifer Beals per Bellezza di tacchi tensivi, da tension bollente per il maschio “parassita” a usufruirne, frusciarsi in gambe che han da invidiare al Paradiso solo il valicar giocondo dell’euforia più a effusioni turgide, perverse. Sanissima. Quanta salute, già. Lagrimarle amore perentorio, senza batter ciglia sul coglierla di fragranza, flashdance che m’incatena in bacino “ingenuo” da pelvico Elvis, rockettaro grease. Travolgerla, dopo danze spiccate e già protese al piccantissimo John più ridente Travolta, per Saturday night feverdel rubicondo sventolarle la sottil gonna simil Marylin Monroe brunetta, attorcigliata in mio dissipato ragazzo voglioso per golosità alla panna su gote sue arrossite da intellettuale oggi ancor timida, pudicissima ma aderente “dentro” una minigonna mozzafiato. Quanto m’attizza! Schizzarle il virtuoso sentirla tutta a indurirmi mascolino, latino e mediterranei nei nostri orgasmi abbronzanti. Zampillar con Lei mentre sorseggio il seno che dolce scioglie la frigida sua resistenza, “costernata” in cedersi parsimoniosa e calda come acqua sgorgata da un deserto avido di sensualità.

Jennifer, oh sì, scodinzoli nei miei sogni mostruosamente” proibiti ma non m’inibisco, anzi insisto nel volteggiarti fra ormoni assetati di virtuale natalità “puberale” anche adesso che son Uomo e son cinto d’avvinghianti cosce a mo’ di conchiglia piluccantissima, di marino immergerci mie amanti, miagolando “singhiozzi” stanchi per troppo “dolo” del Sesso florido, quindi a incalzare generosi e vivissimi, stritolati dalla morsa avviluppante del Piacere che va debordando. In te, mia Jennifer, sarei bordeaux.

Anche Nic Cage fu depredato nella sua “verginità” al capriccio invero già che stronzo, bastardo di merda a corteggiarti prima del suo “aromatico” wild at heart. Un omuncolo come tanti hippies dell’epoca, un paninaro in abiti doppiopetti borghesi da rimorchio festivo nell’infestare la discoteca “a viso aperto”, mio mandrillo impunito. Lo seducesti, arpionasti il Cage più “acting” di nevrotica potenza “taurina”. Lo dissanguasti di lingue cannibalistiche, tu supina a deliziarlo, a oziarti di quel Nic troppo desideroso nel vizio del suo scalmanato prepuzio.
Alopecia androgenetica e Nic perse il pelo… qui di capelli è “peloso”. A pelle istintivo!

Ma lo lasciasti in mutande, e Nic pianse. Avvilito, “involtino” nel tradimento inflittogli te, Maddalena oh mia Beals beauty Jennifer che t’arrampicasti sulla “bestia”, ti sodomizzò da Cristo alla tua Croce ma poi tti pentisti dopo averlo “incuneato”. Scartasti il rosso più “pericoloso” del Nic ardimentosissimo. Impalandolo alle sue palle!
Ma, puttana, male ti comportasti. E, nel suo Cuore spezzato, Nic fu di (g)orgoglio amputato.

Provò, provato e stremato, a “risollevarlo” nel transfert con la psichiatra. Ma anche quella… fu donna di “malaffare”. E ferì Nic, anima di porcellana, di porcellino da parcella salata.
Così, Nic non si saldò e forse non si salverà. Ah, prima miliardario come Scrooge l’avaro, quindi “lavato a secco” in suo troppo impennato peperoncino. Da sfruttatore dei puri alla Dickens, anche Nic vampirizzato dal “volerla” ed esserne “violentato”.
Povero, “squattrinato” d’un Nic tanto “sfigato”. Mah, io farei a cambio. Pur di assaggiare i capezzoli di Jennifer, per brulicare come lupacchiotto nella brughiera della sua figa “fiera”, per entrarle di soppiatto con “allungo” in Lei smaltato, mi prostrerei schiavo da wolfman maledetto, a ogni plenilunio ululerei come Nosferatu di Murnau. Umorismo nero e horror alla Frankenstein JuniorLupo ulula, castello ululì. Io ti sbatto, tutto tutto quatto. E strabuzzerò sempre i miei occhi da freak come Marty Feldman versione mio “bagaglino” da Martufello.
E non mi “disinfetterei” con le ovatte della spicciola psicologia…

Invece, Nic non accetta la donnaccia “(v)u(l)v(on)a” del suo volpone… che così lo prese in giro. Gironzola per New York da after hours, essendo lo sceneggiatore colui che scrisse il Fuori orario di Scorsese.

Questo film è un grande film, e forse è passato anche nella Mezzanotte ghezziana…Una perla da rivedere sempre.
Paolo Mereghetti, nel suo Dizionario, stavolta ha ragione. Lo “desi(g)na” di tre stellette piene e loda Cage di “straordinario”.

Sì, qui Nic, il nostro “beniamino” Nicola, funziona… perché non ha bisogno di fare il mattoide.

Lo è di natura “storpia” della recitazione. Caricata ed esagitata. Poi purtroppo si convincerà, “grazie” allo scellerato “beneplacito” anche di cineasti prestigiosi, che poteva unire la faccia da culo alla drammaticità “intensa”.

L’Oscar, a tal (s)proposito di “buoni” propositi, gli montò la testa ed esagerò a “spingere”. “Fortunatamente”, non è malato alla prostata dopo tante “crostate”. Ah, alzasti la cresta, Nic. E ora sei un crostino.

Oggi, è attorialmente una sanguisuga. Scopa ogni pellicola ma riceve pesanti frustrazioni… Patricia Arquette non è più tua.
Sappilo! Che cazzo stappi? Nessuno spumante e poche spasimanti. Getta la spugna. Di prugnine ti sei bagnato!

(Stefano Falotico)

 

Questo video lo conoscete. Calza a pennello!

 

 

Sylvester Stallone, per gli amici Sly

Agiografia di Sylvester Stallone? Monografia? Graffiante critica all’attore? Oppure, semplici geografie d’una carriera “sghemba?” da mancino sinistro macinasassi?

Sly, un tizio che non ci sta. S’arma di muscolatura poderosa e ti fracassa con pugni dalla secchezza ineludibile.
Non s’arrende, proletario nostro “perdente”. Abituato a buttar giù merda, a ingoiarla, a rivivificare l’agonia patita per risollevarsi sulle scale di Philadelphia, italian stallone da Filadelfia. A ognuno la dicitura (s)corretta.
A meno che tu non sia da omonima sottiletta e quindi un topo da formaggio. Da me sarai evacuato di scoregge.

Imbuchiamoci, tubiamoci in Sly.

Con estrema cautela, dovizia “spiante”, annuserei la filmografia di tal interprete “antipatico”, forse “pesante”, che ha sempre recitato la parte del “cretino” però camuffato.
Sly, invero, è un dritto. Ti piazza di montante sinistro. E picchia di diritti. Sana e robusta Costituzione. Non è stato riformato, non da riformatori, ti sformerà.

Inizia con ruoli cameo, anche Woody Allen può vantare nella sua “grammatica” da pseudo dislessico. L’apparenza inganna, il gorillone compare nel Dittatore delle Bananas… già libero, un quintale di cazzi suoi. Imperterrito nella sua strada nervosa, alzata in bicipiti tanto perfetti quanto “odiosi” a pelle dei detrattori che mal digeriscono questo “guitto” che la butta a ridere con battutine sdrammatizzanti le (s)fighe e la sua “celebre nomea” da loser underground.

Nessuno gli dà una lira, come si suol dire, tutti a urlargli che deve darsi all’ippica rinforzata da comunque un indubbio “armadio” di corpo building nel ce n’è da mangiar pagnotte, minchione devi scalare molti passettini, progredire e migliorare, argomentare e non far lo stronzetto arrabbiato.
Cazzo, a Sly frega quanto Moana Pozzi che tutti se li sfregava. Lo sa Sly che non si giudica un’anima dalle libbre e dalle labbra. Moana “veniva” montatona, Sly indossa ancora il montone, il viso da farfallone e piaceva alle farfalline, da bellimbusto col labbro “leporino” sulla malformazione genetica d’un parto difficile. Sì, rischiò di non nascere il nostro Rocky Balboa. La gestazione presentò delle complicazioni, la cicogna “inseminò” ma la genitrice (di cesareo?) ebbe difficoltà a farlo uscire.
Da cui il famoso ghigno da “Digrigna i denti per mascherare la distorsione della natura ambigua della bocca”. Un detto? No, Sly è profetico, da popolari proverbi.

Sì, si nota in tanti film. Appena si sforza, nelle scene dove deve “spingere” e pompare, quel difetto “poppante” risulta evidente. Una smorfia da Oscar.
Sì, Alain Delon era celebre per la cicatrice sotto il mento, mai doppio in quanto piacente d’asciuttezza e incolta barbetta nei film mafiosetti, Sly ha le “palle al balzo” da contorsionista del “rossetto sbavato”.

Non mi credete? Questa scena è lapalissiana. Una paresi facciale da uno che diventa paonazzo come quando vorresti cagare ma sei stitico.
Comunque, ti rompe il braccio e salta fuori appunto lo Sly che te lo sbatte in culo.

   Trionfo!

Nessuno crede che sia bravo come De Niro. Qui, lo sfida. Uno dei suoi film migliori. E una performance alla De Niro. Ingrassa venti chili e si merita anche la “prefazione” di Bob ad Incipit.

 

Nessuno crede che sia bravo come De Niro. Qui, lo sfida. Uno dei suoi film migliori. E una performance alla De Niro. Ingrassa venti chili e si merita anche la “prefazione” di Bob ad Incipit.

La voce italiana è di Ferruccio Amendola.

E qui è tosto, reazionario, una merda.

Uno dei suoi film più commoventi è il mitico Rambo.

Ma il ruolo che gli vale tutta la vita è proprio il Balboa. Il finale (capitolo della saga e anche della pellicola) grida applauso!

Grande, un mito, e non ridete!

(Stefano Falotico)

 

“Invictus”, recensione


Fuga per la vittoria!

No, non è il film di John Huston, per inciso il miglior film sportivo “impegnato” di sempre.

Il Sudafrica è in lagrime, ore storiche da cardiopalma. Nelson Mandela è in fin di vita, la sua vita “appesa” a una flebo respira in tutti i cuori del Sudafrica. E del Mondo.
Eco di potenza planetaria, una grande anima sta morendo e con Lui anche il grande sogno?

Ma chi è Nelson Mandela? Perché tutto questo clamore? Avverto sensitivamente uno scricchiolio breakable, e le mie vene si slabbrano, s’aggrovigliano e si dilapidano viscerali, tumefatte in accecanti tuffi nella memoria. Alle origini del mito, ancestrali leggende metafisiche s’impossessano di me, schiavo anch’io d’un accorato pianto.

La sua storia, unica, insolita, bigger than life. Tutti la conoscono, perlomeno se, oltre ad aver raggranellato qualche grammo di frivolo divertimento stolto da vite sconce e stropicciate, han anche sfogliato qualche “fascicolo informativo”, inerente un “qualcuno” che ha provato, con ostinazione e “masochismo”, a cambiare le regole “mache”, la discriminazione razziale, il sempre oscurantista e vigente sistema classista. Le cacce agli “stregoni” neri, alla supremazia per l’egemone “diritto” di chi, dal vertice, comanda la suggestione per schiavizzare quelli che non hanno la pelle “ariana”.

Fin da giovane, combatte la sua “persa” guerra, Don Chisciotte non è matto, sono i mulini a vento che gli bofonchiano “striscianti” l’apartheid dell’ottuso “sventolare” blasfemo ma “vincente” perché detengono il “martello” della “legge”. Punitrice, caudina.

Viene arrestato per il suo moto rivoluzionario, una detenzione da mettere i brividi. Il lottatore giusto “abbattuto” dall’ignoranza vetusta e disarmante.
“Fiera” a ferire chi ha il coraggio di “trasgredire” a ringhiare e immolarsi Santo dei “poveri cristi”.

E così, dal cilindro poliedrico e craterico delle mie memorie, i miei neuroni “sorteggiano” un film di Clint Eastwood che sonnecchiò dimenticato e ora bardato d’assoluta gloria.

No, non mi piacque Invictus. Alla sua visione, mi parve un Clint didascalico, “educativo”, agiografico da biopic romanzato e appunto insopportabilmente celebrativo. Retorico, programmatico, “normale”.

Clint sceglie una sceneggiatura di Anthony Peckham, a sua volta tratta dalla novella “Ama il tuo nemico” di John Carlin, per mettere su un “programma elettorale” sulla “sacralità” della ribellione a monumento di una figura carismatica? No, non va bene Clint. Va bene la moral guidance ma elevarti a paladino contro lo spietato razzismo è troppo.

Clint che dà a Morgan Freeman il ruolo di tutta una carriera. Per “simmetrie” di fisionomica fra Nelson e il somigliante Freeman?
Un favore da buoni amici? Da leali scambiarsi gli onori?

Però, “sforbicio” più in profondità, provando ad indagare oltre la superficie di quel mio personale, banale giudizio estemporaneo.
Medito, “risfilo” le immagini”, ascolto i dialoghi in empatico permearmene. Mi appare un fantasma, Morgan Freeman, la commovente, disumana prigionia da ali della libertà, l’impossibilità della speranza e degli orgogli minacciati.
Le inquadrature al ralenti della partita finale, la platea “elettronica”, moltiplicata elettronicamente da uno spicchio di comparse dilatate poi a grande schermo, “invisibile” trucco quasi cristologico e miracoloso.

Poi, il sorriso di Mandela, ancora alla moviola, enfasi che scivola in dissolvenza.

Amarezza o profumo di epiche ebbrezze?

Sovra-impressione. Un grande film.

Ma domani forse tutto sarà come sempre.

Cioè, sbagliato. Il Mondo.

Il mio giudizio non cambia. Purtroppo, non cambiano neanche gli arroganti. E le guerre solo per il colore. Per la bandiera sciovinista. Per un inno patriottico da secessionisti pentiti.
Prima spaccano, poi piangono da coccodrilli.

No, ti paro il rigore nazista, e qui sono il film di John Huston.

Adesso, che fai? Ti strappi i capelli per la vergogna?

Sì, quando Morgan/Nelson sente la folla trionfante, non dice niente ma è primo piano eloquente.

Chi ha orecchie per intendere, intenda, chi ha occhi ancora da ciechi, stia zitto e usi la museruola prima di pronunciarsi a perpetrare altri abomini.

Questa è viva voce! Sangue dorato di anime!

(Stefano Falotico)

 

 

 

“Cobra”, recensionissima!

Il Cobra (non) è un serpente, ti stanerà nella tana, mio lupo… poi non implorare pietà e non gridargli “Porco!

Il tosto mirino Calibro Sly d’annata, di grande stronzata reazionaria, è puntato a sangue freddo, inciso nei suoi occhiali da Sole, un po’ Ray e un po’ da bannare. Diciamo pure da evirare.
Un look impresentabile, ante Fabrizio Corona ipertrofico su gel “smargiasso”, ciuffo nel rimmel e bicipiti schiacciasassi, sparati a raffica a inchiodarvi miei fessi. Espressione da pesce lesso, ma durezza da affossarti.

La società anni ’80, spaventata da serial killer del fanatismo post edonismo reaganiano, in preda alla sua epoca con-fusa, era troppo incasinata. Ci voleva il Cobra per mettere a posto tutto. Come no. Sly incarnava la nemesi nel vituperar i vermi, annodarli per il cravattino e, mentre sbavavano, Lui li sbatteva al muro con del piombo muscolare, “oliato” in rigidezza adrenalinica e una Brigitte Nielsen gattona su reggergli il “moccolo” del “grilletto facile”. Sì, Sly se la scopava di brutto, a bestia tormentava i merdosi, da primo cazzone d’una “scuola” tutta sua.

La carriera di Sly sta in questo film, sputatemi in faccia e vi sarò a viso aperto, miei invi(dio)si. Non vi azzardate a sputtanarlo. La puttanata merita un applauso devastante.
Non mi credete? Allora, andate sedati e sarete anche spulciati da un “renegade” che indossa maglietta attillata “mostra pettorali lucidi, tiranti a pelle” su agile “fissità” d’occhi “lenti” nel labbro pendulo.
Insomma, Sly. Prendilo così, altrimenti ti piglia per (il) coglione.

Non puoi pretendere che reciti Shakespeare come un “inglesino” di Oxford. Sly è tamarro, va dritto al sodo, lubrifica l’indole proletaria nel fire mai tenuto a freno. Piazza battute patetiche in un ghigno over the top, fuori moda, l’anacronismo vivente, l’ingenuo colorito del maschio palestrato a sp(i)ezzarti dueIvan Drago? No, potenza di fuoco, assidua, che marcia di fucilate contrarie alla burocrazia degli ingranaggi macchinosi. Se la Legge non provvede subito a “mettere in chiaro” i “naziskin”, Sly non si ferma e comincia…

Pura America di “montatura” impaurita a inforcar la sua faccia sbruffona da schiaffi, da ceffoni agli schiavi(sti), poco tenero coi marmocchi, l’occhiolino malizioso della virilità insopportabile.
Antipatico, in afasia di semi-recitazione per gioircene come le bollette fiscali, gran fisico però. Asciutto e da “esattore delle tasse”.

Pedina i topi, intanto ammicca alla stangona e mostra l’armamentario “eretto” nel suo completo da “sindacalista” FI(r)ST blood. Contraddizioni una sopra all’altra, pecchiamo di dizione Sly ma non vuoi prendere lezioni da nessuno, tantomeno da un “profeta” del Che Guevara omicida, che incita alla “rivoluzione” da irredento satanista di qualche tribù già deperita. Tu lo fissi, non fai una piega, al massimo allisci il giubbottino nero nella pettinatura “ingombrante” e irriverentissimo pagliaccione autoironico come un impiegato del ca(ta)sto, quindi gli estrai il nervosismo nel “surriscaldarlo” con pugni e “squadrato” accerchiare ogni mossa del già ucciso, torturato contrattacco. Lo attacchi al suo dovere, poco disciplinato, e quasi quasi gli pisci in testa. Che testone “duro” quello psicopatico. Anche te non scherzi. Sei uno stinco di maiale, santo quanto le tue inquisizioni svelte su terzo grado assassin.
Al che, soffi “bronzeo”, e Brigitte ti soffocherà “in sella” al tuo già rodeo d’arrosto in troppa “carne” del tuo focoso stronzo.

Questo film è “uguale” a Rambo, la versione fascista di tutto ciò che George P. Cosmatos aveva splendidamente nobilitato nello Stallone più rebel e davvero bravo.

Qui, invece, il nostro Sly fa il belloccio che smozzica pizzette capricciose su pizzicotti del suo (s)lavato carisma comunque glorioso. Appende al chiodo chiunque, prima di tutto il suo borchiato, acquistato nel saldo della lavatura a secco.

Ed è per questo che Cobra è un capolavoro. Rasenta il ridicolo totale, plateale, ti “disarma” come Marion, nome da Donna, Sylvester di “proboscide” nei jeans poco mosci. Ha la cultura di una capra, ma Sly non lo butti giù.
Ti spacca il culo. Sono cazzi.

Sì, questo film non ammoscia, ha ritmo “caraibico”, platinata estetica da videoclip bastardo e uno Sly, appunto, “schifoso”.

Insomma, date a Sly una pallottola e ti fa girar le palle. Così è, figli miei della congrega. Dei critici, a Sly non può fregar di meno. Per forza, li mena.
E se tu, megera, non gli dai il giusto merito, Sly ti morde.

Sei solo una Donatella Rettore.

(Stefano Falotico)   

 

Bob De Niro Comeback

Un attore che m’ossessiona in modo “pedinante” da anni insospettabili, è Monsieur Robert De Niro. Lo perdemmo ché precipitò in un meandro “prolifico” sol per far economia al suo Tribeca, ma sta sfoderando altro suo carisma, comunque immutato da untouchable, in pellicole che chissà quando mai usciranno da noi, e di cui voglio farvi assaggiare qualche “spizzico” a mo’ di gustoso antipasto.

Verremmo travolti dalla nuova mission del Bob, reo d’averci tradito per un ventennio abbondante circa, ma adesso m’elevo a giudice che lo scagionerà.
Dopo la sua strameritata candidatura per Il lato positivo, della quale rimango fortemente convinto che dovesse tramutarsi in Oscar e che Christoph Waltz gliel’abbia scippato ingiustamente con Django…, proprio a ben giudicare, punterei su questi film, di cui ecco sotto un sintetico elenco “filmato”.

Tratto dalla novella “Un’altra notte di cazzate in questo schifo di città”, approderà anche in Italia il Being Flynn trasposto di Paul Weitz? Nel frattempo, or dunque, gustiamoci l’anticipazione, appunto.

 

A differenza delle solite voci diffamatorie, mi attizza anche Killing Season, non fosse altro che è a prescindere un evento, bella, piacevole, oscena che sarà la pellicola.
Infatti, per la prima volta, assisteremo allo scontro/incontro fra il Bob e John Travolta. Mai si son incontrati prima nello stesso film, qui anche messi uno di fronte alla loro nemesi/simbiosi su fronti opposti nel dichiararsi platealmente sfrenata battaglia.

 


Se son rose, fioriranno.
Se saran successi, non si può mai sapere.

(Stefano Falotico)

 

Oscar moments, Russell Crowe

Momento decisivo nella carriera di Russell Crowe, il neozelandese venuto dal nulla e, nel giro d’una manciata di film, a far incetta di riconoscimenti e grandi ruoli.
“Fallisce” con Insider, ottiene solo la nomination. Un’interpretazione clamorosa, camaleontica in stile De Niro. Un ricercatore che, dopo una confessione a “spifferare”, viene tormentato dai nemici della sua multinazionale.
Non è rima baciata, ma una vita rovinata, sul lastrico infangata. Colpa del tabacco! Non fumare sigarette avvelenate nel Cancro delle soffiate. Ah ah!
Ma non demorde, a costo di perdere anche dei chili… ah ah, si chiama “dimagrimento da immedesimazione del mettiti nei miei panni, mia moglie m’ha lasciato senza la custodia dei figli ma, in compenso, mi hanno affidato al sociale. Lì, riesumo ricordi da non macerare”.
Così, “macina” una guerra legale, ossessiva, da fil del rasoio, appaiandosi al grande Al Pacino. Quest’ultimo, in una delle sue interpretazioni maggiormente misurate m’altrettanto efficace. Anzi, di più. Sibila diabolico di rabbia, in patti giudei da giornalista prima “servo” e quindi di nuovo Serpico.
Molleranno entrambi, travolti dall’ingiusta “legge” a privilegi di chi sta in alto e soprattutto comanda l’audience di massa.

Russell perderà ai punti, ma ricucirà il torto nella pelle sudata del gladiatore titanico:

 Ecco il Denzel che spunta a farlo nero! A sputtanare la sua schizofrenia da beautiful mind.

Invero, Russell è sempre stato un picchiatore da Cinderella Man, che sono queste allusioni con tanto di finto tonto da Stephen Hawking?

(Stefano Falotico)

 

 

 

“Goodfellas”, review

Sì!

 

Eravamo bravi ragazzi…

Siamo felloni, fenomeni, smontiamo il “baraccone”, goliardici festeggiamo in pompa magna, deturpiamo le oscenità dei bugiardi “legulei” nell’ilar nostro scodinzolare ma la gattabuia ci tenderà la trappola di catene (s)legate. Che toponi!

Abbiamo rischiato la pelle per un pelo di figa, “sposata” e (im)paziente, pazza anche lei, odia le insopportabili intemperanze da maschi(accia), se ne “schizza”, schiamazziamo, tanti morti ammazzati, urla, risse, casini, ritrovi nella tana, taglie e predatori per minuti di celebrità al “(de)coro” collettivo, schiantato in viso aperto e a mani nude contro i colletti bianchi.

Sparatorie, sangue impazzito fra le polpette, madri edipiche, la libido dell’adrenalina per svaligiarti, per scippare la tua “onestà”, rapiniamo banche, siamo public enemies, scommettiamo per assi vincenti con Spider più “servo della gleba”, ghetto da “anonimi” assassini.

Come ti sei permesso, stronzo? Ti sei comprato la carriera! Ecco il grilletto, mio grillo parlante! Se ci fai incazzare, ti (s)tiriamo per le palle, ti “scaraventiamo” di calci e pugni nello strozzar il tuo orgoglio da fall(it)o troppo galletto, hai sbavato di nota stonatissima, eravamo tranquilli ma hai provocato nel punto a te ora letalissimo. Nel “retrobottega”, giù botte, quindi ischeletriamo il tuo viso di pietra, lo avvizziamo perché tu arda all’Inferno, maledetto!  I primi “benedetti” siamo noi, Domenica andiam a messa, Lunedì si ricomincia il gioco s-porco. Mean streets in tal bagno della giungla, che metropoli New York, cazzo. Attento a dove metti i piedi.

Ti pediniamo, sai?

Il vicolo puzza di cadaveri, ne annusi l’odore rancido? Sei una bella signor(inell)a. Hai le palle? Il feto del nostro galleggiare per una galera che “sonnecchia” di tormento al “pacioso” nostro viver irrequieto?

Sbandiamo, acceleriamo, ti freniamo subito.

Ti asfaltiamo e ti sotterriamo nella cenere di sigarette Marlboro secche. Sputa merda da là sotto. Incubo peggiore per ricordarci la coscienza da perdenti. Ora però parli troppo. Zitto! Silenziatore!

Bruciati, aspersi da “angeli” vendicatori del nostro  Montecristo, poveri cristi c’uccisero quando eravamo indifesi.

E ora si barricano nel “coprifuoco”. Vampiri li disossiamo a tenebre paurose. Siamo galanti, le nostre donne copriamo di gioielli e le sfiliam di baciamano. Noi siamo uomini, mica gli eleganti.

La lor “tenerezza” ci ha “fortificato” così tanto che adesso han rafforzato di “blindato”. Sperperiamo i soldi “sudati”, non lavoriamo mai, i coglioni lavorano, noi siamo del Bronx alla Chazz Palminteri. Segui i nostri “consigli” e ti scaverai la fossa, fesso. Little Italy, Harlem, un crogiuolo di razze e devi sopravvivere, se no ti strangolano, e la claustrofobia “istruttiva” reciderà le gole della Notte nerissima. Ce ne sprofondiamo, di calde effusioni con fighelle isteriche e un po’ d’ubriachezza tensiva.

Ci scoppia la testa, crani duri ed elicotteri della polizia a “violarci”.

Non sorvoliamo sugli “spioni”, controllori anche dei nostri cavalli matti. Siamo modelli che se ne infischian del fiscale.

Noi, sì, sbanchiamo e ce la squagliamo. Sì, infatti a picco coliamo.

Che fis(i)co!

La nostra strada è “segnata” da sirene lampeggianti, febbricitanti occhi da Ray Liotta drogato nel led del semaforo neuronale, out of control per un attimo pericolante e l’esistenza, in un’istante, è “segnaletica”.

Già crollata, prima di nascere, di poter svoltare.

Sì, noi ci trastulliamo ma ci teniam al conto. Se l’oste azzarda di “salato”, noi lo freddiamo, “addolcendo” il suo “linguino” da squali degli scogli.

E scaglieremo sempre linciate grezze come diamanti lubrificati dalla durezza increspata dal possiamo vivere solo così.

Altre scelte…? Troppo tardi. Ce l’han precluse con l’ostinazione burocratica delle sevizie quand’eravam svantaggiati per arrampicarci sui gradini della corrotta piramide.

Quindi, l’“accerchiamo”, sregolati (i)scriviamo le regole a registro nostro, con la “giustificazione” che il libretto dell’assenza agli obblighi “morali” è stato rubato dalla supponenza. Siamo degli dei, i comandamenti li dettiamo da paraculi di legge ribaltata.

Il delitto (non) paga beneNicholas Pileggi lo sa…, uno che ne lesse di criminosi miserabili, di poveracci vestiti Armani.

Henry Hill che cazzo hai fatto? Da bambino nato con la camicia a bavero “alzato” del cravattino papillon…  venduto alla bisca clandestina nell’abbigliamento crudo?

Basta una contingenza, un evento e ti hanno “sverginato” in fretta, incanalato alle “mafiette”.

E da lì, che buco… in pancia, non ti curi neanche con la Croce degli “altarini” pentiti, pentecostali in un tribunale “convertito”.

Il tuo monologo finale è patetico, sacrosanto salvarti la pellaccia da ultima spiaggia, d’assistenza sociale e da esplosione delle “orologerie”.
Che bomba! Sfoglia il giornale, sei un comune mortale come tutti.
Aggiornati, acconciati, mangia, caga, dormi, scopa e accetta i tuoi errori.

Come tutti, come tutto il Mondo va.

Jimmy Conway? Colpa sua. Dio maledica la tua “furbizia” da lupo di mare… ozioso, sei stato tu a prendermi sotto “protezione”.

E mi hai “specializzato”. Che viscido figlio di una cagna!

Sì, io e te, un bel paio di stronzi, ci completiamo, di completini, nel “quadretto” del terzetto allietato dalle barzellette del mattoide Joe Pesci.

Regge da solo la scena, il carnascialesco, che chiasso ma fa ridere, ed è proprio buffo.

Cosa volevamo di più da questa vita?

Almeno il Leone d’Oro. Cazzo, questo non merita l’Argento.

Oh, goodfellas, parliamo di un capolavoro coi controcazzi…

Mica roba che “spacciamo”…

Henry, che hai? Parli poco…

Sì, Henry Hill è un tipo taciturno ma s’è gettato in una mischia troppo “tosta” per lui.

E parlerà tardivamente.

Queste infatti (non) sono le sue parole ma le mie, filtrate da come appunto la vedo io, dopo aver rivisto, ennesima “visione”, questa vetta cinematografica.
Ecco, Stefano Falotico la vede così. Credo sia la verità! Inappellabile!

Se sei davvero un bravo ragazzo, vieni preso per scemo, perché la gente “con le palle” sa come farsi “valere”.

Rubacchia, soprattutto dietro attestati, cartacei, comprati, sistematici, di stima ruffiana da lecchini, e poi intasca la fetta di torta nel fregarti anche la ciliegina dei piccoli piaceri quotidiani.

Sì, a fare i bravi ragazzi in questo Mondo, purtroppo, ottieni solo schiaffi in faccia. Tutti a figone, sei sfigato!

Nella prossima vita, mi converrà fare il ladro e il criminalotto camuffato da “grande dottore?”.

No, sceglierò ancora di essere me stesso.

Per il resto, andassero a farselo dare.

Mi tengo la mia e questo film.

(Stefano Falotico)

 

 

“Mystic River”, review

La morte non dimentica

Infanti a giocar per le strade, un rumorin di gomme, una brusca frenata, una vita spezzata.
Un rivolo di sangue purulento, un frastuono nelle tempie, una frattura che durerà a pervader la Bellezza
L’ha massacrata, linciata, stuprata, violata nelle viscere a fetor dell’orco. La macchina, “lentamente”, scompare, un’intermittenza allucinatissima si dissolve in fotogramma della cancrena mistica…
Il Tempo si “trascura”, le stagioni in fretta volano come nubi d’angosce possenti, smunti i destini per un incrocio nel finale d’allarmantissimo “Stop” al dolore.
Da Dennis Lehane, il primo “horror” di Clint Eastwood, il poster è un “grumo” che raggela, sospira e urla di Cinema limpido. Assoluto.
Ombre di “uomini”, sfocati da grigia “denutrizione” nel manto roco d’acqua stagnante. Deperiti, fingono… le facce “tengono”. Il riflesso ci specchia torvi. Siamo ignoti, tutti.
Conserva amico i ricordi che non vuoi, ti fortifican nella fame lungo il viaggio, non perdere la speranze, le immagini dell’oramai non più, un crocevia mortale. Poliziotti, invero criminali travestiti da tutori dell’ordine…
E un’anima si spegne, il rosso boato della Notte l’incupisce nel vischioso confinarla ove i sogni sfuman inquietanti nella parvenza del bestiale growing up.

L’America è questa fra tanti cortei e 4 Luglio festeggianti il (reso)conto della bandierona stesa.

Uno dei tre, a caso, è tutta una questione di fortuna, di eventi, la sciagura s’avventa sul primo che capita, non guarda in faccia, no.

L’altro è diventato poliziotto, guarda un po’ che (co)incidenza. Ha scordato, o s’è sedato nella divisa per non andar in frantumi. Lo rassicura?

L’altro, Jimmy Marcum, un “duro”. Vittima, carnefice, sua figlia vien assassinata nella foresta…
Le hanno succhiato la vita.

E tu, Dave Boyle, sempre chiuso nel guscio, rotto, distrutto, guardi incantato Vampires di Carpenter.

Tu hai patito, sei stato segna(la)to dalla società, e Jimmy sparerà proprio a te, primo “sospettato”.

Non c’è che dire. Una Notte mostruosa.

Un capolavoro. Serpeggia…

(Stefano Falotico)

 
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