Tutti i vincitori di VENEZIA 82! Trionfa Jarmusch a sorpresa, scalzando nel rush finale i favoriti!
From Deadline.
VENEZIA 82 COMPETITON
Golden Lion
Father Mother Sister Brother, dir: Jim Jarmusch
Silver Lion Grand Jury Prize
The Voice of Hind Rajab
Silver Lion Best Director
Benny Safdie, The Smashing Machine
Special Jury Prize
Sotte le Nuvole; dir: Gianfranco Rosi
Best Screenplay
Valérie Donzelli, Gilles Marchand; A Pied d’oeuvre
Best Actor
Toni Servillo, La Grazia
Best Actress
Xin Zhilei, The Sun Rises on Un All
Marcello Mastroianni Award for Best New Young Actor or Actress
Luna Wedler, Silent Friend
Lion of the Future – Luigi De Laurentiis Award for a Debut Film
Short Summer, dir: Nastia Korkia
HORIZONS
Best Film
En El Camino, dir: David Pablos
Best Director
Anuparna Roy, Songs of Forgotten Trees
Special Jury Prize
Lost Land, dir: Akio Fujimoto
Best Actor
Giacomo Covi, A Year of School
Best Actress
Benedetta Porcaroli, The Kidnapping of Arabella
Best Screenplay
Ana Cristina Barragan, Hiedra
Best Short Film
Without Kelly, dir: Lovisa Siren
VENICE CLASSICS
Best Documentary On Cinema
Mata Hari, dirs: Joe Beshenkovsky, James A. Smith
Best Restored Film
Bashu, The Little Stranger, dir: Bahram Beyzaie
VENICE IMMERSIVE
Grand Prize
The Clouds are Two Thousand Meters Up, dir: Singing Chen
Special Jury Prize
Less Than 5g of Saffron, dir: Négar Motevalymeidanshah
Achievement Prize
A Long Goodbye, dirs: Kate Voet, Victor Maes
Il grande NIC CAGE nel 5° TRUE DETECTIVE? Wow!
From Deadline!
Oscar winner Nicolas Cage is in talks to headline the upcoming fifth season of HBO‘s Emmy-winning crime anthology series True Detective, which marks the return of Season 4’s Issa Lopez as writer-showrunner, sources tell Deadline.
As Deadline revealed earlier this year, the new installment will be set in New York, in Jamaica Bay, per HBO’s Head of Drama Series and Film Francesca Orsi.
Cage is in talks for the lead role of Henry Logan, a New York detective on the case at the center of the new season, sources said. A rep for HBO declined comment.
The actor has been circling the part for a while, it is unclear whether the deal will close. Another Oscar winner, Jodie Foster, also took a long time to make her deal for True Detective‘s Season 4, Night Country.
Poi continua, ah ah.
UNA PALLOTTOLA SPUNTATA (The Naked Gun), recensione à la Falò!
Il figlio del mitico Frank Drebin avrà la meglio sui cattivi, ovvero la spunterà in tal scoppiettante sarabanda di battute a raffica, una bella, anche se âgée, figa, freddure secche e terribili sparatorie, financo grosse sparate… da morir… dal ridere
A crepapelle!


Oggi recensiamo l’attesissimo, al di là d’ogni aspettativa preventivamente negativa e maligna, seguito, non apocrifo, bensì ufficiale in tutto e per tutto, neppur reboot e/o brutto ma sol straordinariamente godibile ed esilarante oltre l’immaginabile, di Una pallottola spuntata 33⅓ – L’insulto finale, vale a dire, giustappunto, Una pallottola spuntata (The Naked Gun) che, appositamente, sia nella versione italiana che nell’internazionale distribuzione, conserva il titolo originale del capostipite e della pellicola originaria che a sua volta diede il là alla saga con protagonista il compianto Leslie Nielsen, e perdonateci per il “demenziale”, no, speriamo divertente gioco di parole poc’anzi espressovi coloritamente.
Diretto da Akiva Schaffer con mano sapida e leggiadra, al contempo “pepata”, capace d’infondervi ritmo esagerato e, ripetiamo, insospettato, Una pallottola spuntata è stato da lui stesso scritto assieme al duo affiatato formato da Doug Mand & Dan Gregor. Ispiratisi naturalmente al personaggio creato dal trio Zucker-Abrahams-Zucker (non è un nostro errore di battitura e/o dicitura), bensì l’esatta, famosa “sigla” che, citando sol i loro cognomi e alternandoli bellamente, fa riferimento ai fratelli David e Jerry con nel mezzo Jim. Avete capito? Sennò fa lo stesso. D’altronde, questa non è una recensione canonica, bensì falotica, equivalente a fantastica e bizzarra, parole sinonimi di falotico, giustappunto. Non mi credete? Cercate nel vocabolario. Prossimamente, io, wanted, no, ricercato in senso sfigurato, no, figurato, insomma, innatamente sfigato, sì, dalla nascita, no, avvezzo a esser profumato, in tal società ripiena di vecchie cariatidi e gente maleodorante, annuso, cioè odoro il marcio, sento la vostra puzza, anche sotto il naso e, sotto le ascelle, inserisco e spruzzo un ottimo deodorante. Ma a parte tali battone, no, battut(in)e, risibili, ridicole o che non fanno ridere, come si suol dire, nessuno, questa pellicola fa in effetti cag… re o dalle risa(te) scompisciare? Ah, ridete pure, la mia non è poc’anzi stata una domanda banale? Ma è una domanda o un’affermazione? Forse lo è, cosa non si sa, o sarà, scegliete voi il tempo verbale più congeniale, solamente eccezionale o da deridere, denigrare, d’offese subissar in forma sesquipedale?! Ma prendiamo, no, togliamoci il pigiama, no, pigiamo e basta, insomma premiamo su tutti i pedali, no, solo sul pedale dell’acceleratore, non premendo sul freno anche a mano, neppure sulla frizione e frizioniamo i capelli, no, azioniamo il turbo recensorio, arrivando al punto della questione. Narrandovi sottostante, più che altro delineandovene la trama, evitando spoiler indesiderati. Anzi, vi trascrivo la sinossi, più striminzita d’una minigonna à la Jane Spencer/Priscilla Presley che fu, estrapolandovela direttamente da IMDb:
Solo un uomo ha le abilità particolari: guidare una squadra di polizia e salvare il mondo.

Davvero corta, nevvero? Cortissima, esattamente della durata pressoché identica, no, assai meno lunga delle vostre malelingue, no, del mio membro che sempre fa sì che io m’allupi, no, allunga/hi. E io mi arrapo? Insomma, capre e teste di rapa, fra eccitazioni, no, ovvie citazioni di Scuola di polizia e gag degne de L’aereo più pazzo del mondo, l’operetta sfila (fra) le mutande, no, fila dritta che è un piacere, procedendo come quello, col burro, di Marlon Brando nel tanga, no, senza perizoma, nella zona non sol erogena di Maria Schneider in The Last Tango in Paris. Una pallottola spuntata è dichiaratamente, per sua natura concettuale, in e per tutta la s… ga, no, saga, qualcosa di parodico e demenziale alla Ultimo tango a Zagarol. E le similitudini con tutto il “cinema” avente per protagonista Franco Franchi, per dovere di franchezza, son tante. Ammettiamolo. E in Pamela Anderson, anche se oggi come oggi molto attempata, mettiamolo. Insomma, ometti, perché la verità omettere? Pamela è sempre stata una svampita oca ma stimolò molte oche. Poche balle, che gran gnocca! Anche se, ai tempi di Baywatch, le preferii Nicole Eggert, probabilmente Marliece Andrada.

Danny Huston plays Ricahrd Cane and Liam Neeson plays Frank Drebin Jr. in The Naked Gun from Paramount Pictures.
Ma andiamo avanti, spingiamo… senza perderci pen(s)osamente in peni, no, panegirici, magri stipendi da chi non riesce a portar a casa il pane, la pagnotta e però va inspiegabilmente con le mignotte, no, non incantiamoci in e per stupendi didietro, no, in ricordi cinefili assai erotici di ciò che, oddio che tette, no, stette dietro di noi. Ovverosia le proibite nostre fantasie adolescenziali da mezze pugn… ette, forse totalmente intere. Voi asciugavate (il) tutto col fazzoletto o con la spugnetta? Versandovi sopra qualcosa che d’atto impuro profumava (mica tanto) di purezza od era sol l’eiacul… one, no, espressione della vostra frustrazione? Diciamo onestamente, nudamente, masturbazione.



Comunque sia, il film, abbiamo detto e qui ridiciamo, non è un rifacimento della pellicola succitata con Leslie Nielsen. E non è nemmeno un pasticcio “posticcio” come Anderson liftata e fatta, strafatta, non sol da Tommy Lee e Bret Michaels dei tempi d’oro ove, fra un concerto heavy metal e l’altro, rispettivamente glieli davano con dolcezza da Taylor Swift, e si davano anche all’hard rock, no, hardcore non sempre romantico alla Coma Cose, con Pamela per sex tapes meno formosi di lei, no, meno famosi di quello arcinoto con Belén Rodríguez. Di quale filmino sto parlandovi? Naturalmente, di quello da tutti visto, no, solamente da me veduto, essendone stato io segretamente il cameraman, riguardante il rapporto sessuale da una botta e via, no, sol per una notte e poi sparisci, (mai) avvenuto fra Belén e Olly. Per cui Belén non diede il nullaosta per la visione “globale” al fin di far un piacer al sesso, no, stes(s)o Olly. Sì, per non provocargli paradossalmente dispiacere in quanto, dopo l’orrida, squallida, insoddisfacente trombata fra lor intercorsa, con lui immediatamente (s)venuto, non volle, non vuole rovinargli la cerniera, no, la carriera. Soprattutto non (lo) vorrà mai più neanche se la pagasse più, per l’appunto, della RAI che, affinché mostrasse la sua “farfallina” al Sanremo d’anni fa, l’elargì un cachet più grosso di quello di Liam Neeson. Sì, stando alle testimonianze delle ex amanti di Liam, tralasciando la povera, defunta e sfortunata ex moglie Natasha Richardson (a Liam ancor porgiamo le nostre condoglianze), specialmente basandoci sulle parole di Uma Thurman, sua f… ga, no, fugace fiamma, Liam ce l’ebbe, chissà se ancor ce l’ha, datane l’avanzata età, di 27 cm e mezzo, forse 3/4, direttamente proporzionato in forma proporzionale, alla sua altezza corrispondente a un metro e novantatré. Un attore molto alto quindi, palesemente spropositato, bravo in forma smisurata, super dotato… Decisamente sproporzionato! Se avesse fatto il porn actor, non solo Olly avrebbe sfigurato. Anche Tommy Lee. E sapete perché, eh eh. In fallo, no, infatti in questo film c’è Pamela Anderson. Chi, sennò? Ah ah. Però, soltanto io, ancor una volta, di tal filmaccio, no, fig… ne, no, filmone, no, scandaloso filmato, posseggo il dietro le quinte “scabroso”. Osé, no, oso dire da invidioso, no, in format(o) pruriginoso. Macché, è ancora disponibile in calze a rete, no, in rete, visibile gratuitamente con lei ignuda completamente. Anderson ha or una testa, no, sesta? Be’, non esageriamo. Ha una seconda elevata alla potenza virile, no, della chirurgia plastica. Mentre Liam, a parte forse un semi trapianto di capelli finti, no, tinti, sembra che non (si) sia rifatto null’altro, neppure… (la) Thurman. Come mai? Suvvia, Uma è un’attrice sperimentatrice di ogni genere. È versatilissima, ciò è conclamato, lei ancora da tutti gli attori e registi hollywoodiani, peraltro, vien… molto amata, dunque passa da un film d’azione a uno intimistico con una velocità pazzesca e imbarazzante da Olly il “trombato” in ogni senso, anche lato, forse b, da lui chissà se poi realmente non soltanto palpato, di Rodríguez. Nella vita ci vuol culo per arrivare… Datemi retta e non datemelo nel retto. Son uomo rettissimo, sovente ce l’ho più eretto di quella statua del grattacielo che, a furia d’esser toccata e grattata da Leslie/Drebin (vi ricordate?) in una scena topa, no, topica d’un “episodio” della serie, essendosene aggrappato per non precipitar in strada, insomma, si alzò molto turgido, ci siamo (in)tesi. In parole povere, qui abbiamo un megalomane mitomane di nome Richard Cane, (Danny Huston) un vero dog man, cioè dall’anima cagnesca, che sta finanziando un bestiale progetto a sua volta chiamato Project Inferno per trasformare gli uomini in animali facilmente dom(in)abili. Ma avrà la sua gatta da pelare perché la fatalona Beth Davenport (Anderson) gli scasserà i cosiddetti mar(r)oni, affidandosi a un cagnolino con fiuto da tartufo, colui che fu Il detective Marlowe per Neil Jordan, alias il nostro (anti)eroe Drebin Jr./Neeson. Huston e Neeson, dunque, si rincontra(ro)no ivi dopo l’opus jordaniano appena menzionatovi. Mentre il sig. Richard Jewell (Paul Walter Hauser) di Clint Eastwood è leggermente dimagrito ma fa qua il baccalà di comparsa(ta) cringe ed è seriamente sprecato. Siamo seri, suvvia. Viene citata anche Fergie quando fu (lo è ancora) strafiga e relativi Black Eyed Peas, vengono sfottuti i videoclip musicali degli eighties e tutto è all’insegna inevitabile della scemenza più geniale, forse accettabile, forse passabile.
Passatemi questa (non) recensione e produce Seth MacFarlane.
Ah, come da posteriori di Pam, no, poster americano, negli States il film uscirà domani primo Agosto, in pieno clima hot, da noi il film è uscito, o uscì se preferite, il 30 luglio, cioè ieri. Fa caldo… sia in Italia che nella patria di Trump. Non male, infine, la battuta di Drebin-Neeson a Pamelona in merito a qualcosa che esce da una “comfor zone” molto più bella della schifosissima canzone firmata Ludwig & Sabrina (Salerno), Bollente!
“Vera” musica per dementi.
Scusate, ora vi lascio perché devo cenare. Ma dapprima devo infilar il mio pollo, poi arrosto, nel forno. Poi, spero di cucinarmi una vecchia gallina fa buon brodo? No, dei tortellini col brodino, no, alla panna montata. Sì, prima il chicken, dunque sempre da gustare, nella kitchen, un primo per adulti e bambini/children.
Arriverò alla frutta o al dolce con crema da pasticcione, no, pasticcera, senza spruzzarvi sopra anzitempo alla maniera di Olly il bambagione.
di Stefano Falotico
After the Hunt, il Trailer
Dal visionario regista Luca Guadagnino, After the Hunt: Dopo la caccia è un avvincente dramma psicologico scritto da Nora Garrett. Una professoressa universitaria (Julia Roberts) si trova in un momento cruciale della sua vita personale e professionale, quando una studentessa modello (Ayo Edebiri) muove delle accuse verso uno dei suoi colleghi (Andrew Garfield) e un oscuro segreto del suo passato rischia di venire alla luce.
SUPERMAN di James Gunn, recensione falotica
Nessuna cripta, no, kryptonite può abbattere questo criptico, no, rilucente fumettone insuperabile e granitico, soprattutto ironico e visivamente gargantuesco.
Prima parte recensoria molto classica, quasi dizionaristica
Dopo un’interminabile attesa e cosiddetto hype iperbolico, è finalmente arrivato sui nostri schermi, non alla velocità della luce, bensì in IMAX luccicante, il nuovo opus di James Gunn (Guardiani della galassia), inerente al supereroe per antonomasia della DC Comics, creato, ça va sans dire, dal duo formato da Jerry Siegel, curatore dei testi, e dal disegnatore Joe Shuster, già svariate volte “trasposto” per diversificati, non sempre riusciti, altresì personali e fantasiosi adattamenti cinematografici che, nel prosieguo della nostra lunga, ci auguriamo esaustiva, disamina a seguire, puntigliosamente elencheremo, a nostra volta illustrandoveli in modo fumettistico, no, solamente e brevemente citazionistico. Et voilà, ecco a noi il Superman di Gunn immensamente aspettato e or visionato che vola alto e, giocando noi ivi di parole, il volo spicca o al suolo si spiaccica? Che ci esaltò, strabiliò, non sol pienamente soddisfacendo e dunque le nostre aspettative non disattendendo, attenendosene strepitosamente o al contrario, in modo inaspettatamente deludente, scontentandoci e “vanificando” le nostre rosee attese in merito, giammai s’alzò a sfiorar il sol limpido più qualitativo, bensì precipitò e atterrò nell’informe, anonimo suolo d’una landa mediocre e d’una melma a base di celluloide se non scadente, perlomeno insignificante? Per farla breve, questo Superman è mirabile oppur presto dimenticabile, è eccelso e memorabile oppur semplicemente ordinario e non possiede nulla d’eccezionale? Per il suo personalissimo Superman, stavolta Gunn è come consuetudine, oltre che regista, anche sceneggiatore totale e produttore primario. Superman dura centoventinove minuti netti dall’ineccepibile scorrevolezza e inesausto ritmo serrato, forsennato, visionariamente pindarico e metaforicamente scalmanato. Già la Critica, non soltanto d’oltreoceano, ha spaccato fra coloro che l’hanno aspramente subissato d’opinioni non soltanto negative, bensì quasi addirittura ingiuriose, e chi invece e di contraltare l’ha osannato e di lodi incensato. Trama, sinteticamente molto riassuntavi e priva ovviamente di controproducenti spoiler che ve ne nuocerebbero assolutamente la visione. Vi garantiamo, sorprendente e già ivi ci stiamo sbilanciando nell’accennarvi a riguardo del nostro giudizio, prossimamente espressovi, che avrete “vagamente” intuito… Ma è così? Come?
Per semplicità e convenienza, ve la trascriveremo fedelmente dalla sinossi ben appropriata e appioppata su IMDb, stringata ma esemplare ché non abbisogna d’ulteriori aggiunte se non nostre puntualizzazioni a venire doverose: Superman segue il supereroe titolare mentre concilia la sua eredità con la sua educazione umana. È l’incarnazione della verità, della giustizia e di un domani migliore in un mondo che vede la gentilezza come una cosa antiquata.
Orbene, dopo lo spettacolare, a tutt’oggi insuperato, per quanto naïf e “datato”, artigianale malgrado l’impiego all’epoca d’effetti speciali d’avanguardia, Superman del ‘79 firmato Richard Donner col giammai dimenticato, sfortunato, compianto Christopher Reeve (Villaggio dei dannati) e relativa saga proseguita con due capitoli parimenti pregiati, specialmente a base di puro entertainment senza troppe artistoidi pretese, ad opera di Richard Lester e conclusasi malamente col n. IV di Sidney J. Furie, dopo lo sperimentale, non malvagio eppur d’insulti subissato, Superman Returns di Brian Synger (I soliti sospetti) con Brandon Routh & Kevin Spacey (Mezzanotte nel giardino del bene e del male), e lo snyderiano L’uomo d’acciaio con Henry Cavill (Immortals) più conseguenti epigoni e film “affini”, persino affiliati, il grandioso, probabilmente schifoso e penoso, Superman di Gunn presenta in prima linea, nei panni dell’uomo “indistruttibile” proveniente dal pianeta Krypton, costretto a reinventarsi sulla Terra un’identità fittizia per non destar sospetti fra i comuni mortali, ovverosia Clark Kent, il quasi sconosciuto, perlomeno sino all’altro ieri (siamo naturalmente iperbolici), David Corenswet. Con l’infermabile, prolifico e onnipresente Nicholas Hoult (Giurato numero due, Nosferatu) a incarnar invece il ruolo del villain per antonomasia del nostro beniamino, alias Lex Luthor, e l’altrettanto lanciatissima, avvenente, dolce, ivi bravissima, Rachel Brosnahan (Operazione vendetta) nelle vesti della delicata Lois Lane. Storica fiamma e femminile, trainante motore romantico scatenante l’amor “sovrumano” d’un uomo più normale dei terrestri privi di poteri speciali.

Riagganciandomi ivi alla teoria dei supereroi tarantiniana, pronunciata dallo scomparso, per noi cinefili accaniti però sempiterno, David Carradine di Kill Bill, Superman è l’unico supereroe “sguarnito”, ovverosia, paradossalmente, essendo innatamente dotato di fenomenali poteri ultraterreni, essendo un extraterrestre umanizzatosi nelle “fantozziane” (stiamo anche giocando di meta-cinema) vesti di Clark Kent, ripetiamo, per apparire un normale uomo comune peraltro abbastanza anonimo e volutamente impacciato, è esistenzialmente nudo nel nostro mondo, perciò, in maniera all’apparenza assurda, anziché rivelar la sua reale identità nella vita di tutti i giorni, è giocoforza obbligato ad auto-declassarsi e a svalorizzare, osiamo dire, miniaturizzare la sua ciclopica forza disumana. Così facendo, oblia il suo valore sesquipedale per eclissarsi doppiamente in una persona scissa in due personalità opposte diametralmente, vivendo, combattendo e respirando nelle membra di un’anima tanto desiderosa di salvar l’umanità dai pericoli che ne incombono quanto, per quieto vivere, specialmente personale, relegatasi nella mascherata triste di sé stesso. Nuovamente, divertendoci con le parole, Superman è, per sua congenita natura sovrannaturale, così inumano da doversi render umanissimo. Dunque, non può mostrarsi, figurativamente parlando, en nature. Superman giunge da Krypton ma è un uomo in tutto e per tutto, non solamente nell’aspetto esteriore. Ha infatti un cuore battagliero e vero, una coscienza, dei sentimenti che appartengono ad ognuno di noi. Quindi, la sua anima non può tacere e reprimer eternamente, cosicché gli impeti suoi sia sentimentali che rabbiosi, istintivi, amorosi o vendicativi nei riguardi di qualche imperdonabile cattivo perfino, prima o poi ciclicamente riesplodono turbinosi e, dal pallido, freddo grigiore del suo esserne omertoso e “boicottatore”, riaccesisi con fervore, a detonazione del suo dapprima frenato, financo fremente, cuor vitale e pulsante sensazioni umane e soprattutto sane, come nitidi bagliori e repentini fulmini a ciel sereno, riscoccano luminosamente portentosi. Tale concetto da me appena espresso, vale a dire del Metamorpho (Anthony Carrigan), no, “meta-verso”, no, dell’universo, no, multiverso, no, del Kent introverso e solo con un cane, no, come un cane, no, come Superman estroverso, è esplicitato in uno sfogo d’ira di Superman nei riguardi di Luthor nel prefinale scoppiettante.

Parte seconda, goliardica a dir po(r)co
Il Superman di Gunn è gommoso, plastificato, la fotografia è acquosa, ivi Kent/Superman sta già con miss Italia, no, Lois Lane, ha due “adottivi” genitori zotici e campagnoli e il suo vero padre è incarnato non da Marlon Brando, bensì da Bradley Cooper. I genitori biologici di Superman lo inviarono sulla Terra per dominarla e spargere il suo seme a volontà e voluttà, a tutt’andar, affinché mettesse incinte tutte le più belle f… ghe non soltanto dei social. Che qua impazzano poiché tale versione di Gunn è aggiornata ai pazzi tempi odierni ed è pazzerella, talvolta scioccherella e ripiena di melassa indigesta, altre volte funambolica e realmente sfuggente, no, struggente in alcuni punti vincenti. Ma il risultato finale è un tonfo, un disastro clamoroso, un apoteotico trionfo o un flob colossale, furbetto, lezioso, politicamente (s)corretto in modo ipocritamente fake, un blockbuster in formato kolossal contemporaneo per grandi e piccini un po’ cretini? Il Superman di Gunn ha momenti favolosi e favolistici, altri ridicoli e dozzinali, banali e inguardabili. Nel complesso funziona ed è più riuscito di quel che i maligni e i prevenuti stanno scrivendo contro ma allo stesso tempo risulta assai remoto dall’essere il capolavoro che i fan di Gunn agognarono da quando ne fu annunciata la realizzazione anni or sono. Gunn è un figlio di pu… an’ e ha saputo indovinare la formula che non scontenta nessuno e non accontenta però i più giustamente esigenti. Ha un solo immane merito, quello d’aver azzeccato alla grandissima la faccia perfetta per il suo “superuomo”.
Corenswet è quasi meglio di Reeve, infatti, è un magnifico bambagione adulto, perdonate per queste parole ossimoriche, col ghigno stronzo quando serve e la quietezza espressiva dell’idealista romantico che di certo piacerà ai bambini, ai papà e ai nonn(ett)i, forse non è un bel pezzo di manzo alla Cavill e dunque sarà deriso dalle bastardine teenager di oggi, le quali vivono all’insegna del precoce rimmel, minigonna in tiro… e il pensiero fisso dei glutei torniti, soprattutto d’aver la botta di culo al fine di trovare il primo fesso ricco a cui darla per farsi… il giro in barca. Nel frattempo, coi selfie ci danno dentro di burro, no, di brutto. Eh già, sono alla ricerca d’un buon lavoro, del posto fisso, no, dell’imprenditore stoccafisso. Se lo troveranno, lo tradiranno con un altro uomo alpha o solo stupido ed analfabeta ma Cicciobello, no, riccio, no, rich sfondato, oppure simile a John Cena che fa il simpaticone fintamente “scemo”, sì, è tutta scena, ma pagò la mia pornoattrice preferita, Kendra Lust, per sex(y) nights e conseguenti viscide, ricattatorie minacce a quest’ultima al fin che eliminasse quanto prima i suoi elargitigli “ringraziamenti” su Twitter, adesso nominato X e di proprietà di Elon Musk. Ho detto tutto. Ecco, è scattata, giustappunto, ripeto con significante differente e una leggerissima variazione importante, l’ora x, Superman è nelle sale, Kendra Lust ora non gira più per Naughty America ma solo per OnlyFans, John Cena, ecco, cena e slaccia la cerniera con altre donne di culturismo e “cultura”, da ex wrestler riciclatosi actor (s)pomp(in)… to di fumettoni per bimbetti e vecchietti, per nerd e ragazzotti, per cretinetti, sciocchi e allocche, per oche e va(i) di poker, no, por… che.

James Gunn assomiglia a un gelataio del Quartiere Navile/Lame di Bologna ma non s’alza per mescolar il milk in polvere, fresco, forse parzialmente scremato, pastorizzato, a 82-85°C per 3 minuti circa e abbondanti con l’aggiunta di saccarosio, coloranti, conservanti e porcherie varie, vien invece lautissimamente pagato, enormemente remunerato col fior di latte, no, fior di quattrini per prodotti (non) artigianali di ottima confettura, no, confezione dagli ingredienti a base d’immagini “(s)marmellate”, tali e quali a quelle del bistrattato Zack Snyder, peraltro, ritraenti il cielo alla vaniglia più qualche pennellata al pistacchio e tocchi di stracciatella con punte nel cioccolato e bacio… finale mielosissimo da happy end prevedibilissimo fra Lane e Kent. Roba più zuccherosa d’un ice cream alla fragola con metaforici metabolizzanti.
In conclusione: per anni sognai non solo di lambire le membra… di Kendra, oggi pomeriggio invece, a conclusa visione di Superman, m’immedesimai in lui? No, riguardai molte salvate scene aventi Kendra come protagonista. Compresa quella invisibile ai comuni mortali fra Cena, all’epoca identico a Batman/Christian Bale, no, Patrick Bateman di American Psycho, e Kendra stessa, molto a letto stesa per quello di John assai (es)teso. La scema, no, scena… ce l’ho. Come faccio ad averla, vi chiederete lecitamente voi. Come ho fatto a trovarla? Per dirla alla Carradine di Kill Bill… Io sono io. Ovverosia tutto quello che un uomo e una donna normali non vollero, vogliono, neppur vorranno mai essere. Non hanno tempo da perdere nella vita, devono lavorare, innamorarsi, tradirsi, arrabbiarsi, denunciarsi, divorziare, litigare, figliare, rovinare i figli, devono compiacere gli amici che invero amici non sono, non devono farsi nemici e dunque furono, sono, saranno sempre farisaici e paramedici, no, paraculi. Insomma, cos’abbiamo appreso dal Superman di Gunn? Che Kent vuole sentirsi uno “sfigato” come chiunque con sentimenti da ilici, cioè gli uomini più (sub)umani secondo la dottrina gnostica, ma all’occorrenza desidera esser un figo della madonna e salvare l’umanità per farsi volere bene dai poveracci che non credono più nemmeno ai cristi loro. Se le sue missioni di salvataggio andranno male, va be’, morirà sciaguratamente qualcuno per sbaglio anche se lui farà di tutto affinché ciò non accadrà e/o cada. Diamine è solamente un personaggio di fantasia, peccato! Donald Trump, Zelens’kyj & Putin soffrono della stessa “patologia” di Superman, no, di Lex Luthor, dicasi “volgarmente” delirio da megalomani, ma non mi pare che gli altri capi di Stato si stiano ribellando al loro atteggiamento da grandi uomini. Chi ha votato tutta questa gente? La maggior parte di voi, ovviamente, infatti non vi vogliono Galileo Galilei ed Einstein (citati quivi da Luthor), cioè degli scienziat(on)i più sapientoni, come si suol dire, per arrivarvi. Bravi, continuate così.
Siete dei bovari ma non appartenete alla qui presente Bovaria, ovverosia il reale Israele “governato” da Benjamin Netanyahu. Per risolvere le belliche, poco belle, questioni mondiali, non serve la NATO, nemmeno Superman. Bensì Stallone di Rambo III.
A proposito, in tale Superman c’è Frank Grillo, altro prezzemolino e sciroccato di Tulsa King 2. Nella vita ci sono i grilli, i femminili grilletti e quelli delle pistole, c’è la gun e James Gunn, non c’è più però James Caan! Supereroe sui generis in Rollerball. Dio mio, no, di mio, nella vita mi piace il cibo cinese, Kendra e poco altro. Non ho molte ambizioni. Meglio così. Non ho problemi d’alcun topo, no, tipo, neanche d’ere… ne.
Questa è una falotica recensione lontanissima da qualsiasi altra “colta” disamina canonica da tromboni in ogni senso impotenti e sterili. Ah, stavo per dimenticarmene. In questo Superman v’è addirittura Nathan Never, no, Nathan Fillion as Lanterna Verde. Alle lanterne, preferisco le taverne, al Tavernello, famoso vinello, farlo sul tinello dopo aver bevuto assieme a una che, dopo la terza vodka, capii immediatamente che voleva averlo e berlo.
Ah, vi bevete tutto, lo so. Anche ‘sta roba di film della min… ia.

di Stefano Falotico











