UNA PALLOTTOLA SPUNTATA (The Naked Gun), recensione à la Falò!
Il figlio del mitico Frank Drebin avrà la meglio sui cattivi, ovvero la spunterà in tal scoppiettante sarabanda di battute a raffica, una bella, anche se âgée, figa, freddure secche e terribili sparatorie, financo grosse sparate… da morir… dal ridere
A crepapelle!


Oggi recensiamo l’attesissimo, al di là d’ogni aspettativa preventivamente negativa e maligna, seguito, non apocrifo, bensì ufficiale in tutto e per tutto, neppur reboot e/o brutto ma sol straordinariamente godibile ed esilarante oltre l’immaginabile, di Una pallottola spuntata 33⅓ – L’insulto finale, vale a dire, giustappunto, Una pallottola spuntata (The Naked Gun) che, appositamente, sia nella versione italiana che nell’internazionale distribuzione, conserva il titolo originale del capostipite e della pellicola originaria che a sua volta diede il là alla saga con protagonista il compianto Leslie Nielsen, e perdonateci per il “demenziale”, no, speriamo divertente gioco di parole poc’anzi espressovi coloritamente.
Diretto da Akiva Schaffer con mano sapida e leggiadra, al contempo “pepata”, capace d’infondervi ritmo esagerato e, ripetiamo, insospettato, Una pallottola spuntata è stato da lui stesso scritto assieme al duo affiatato formato da Doug Mand & Dan Gregor. Ispiratisi naturalmente al personaggio creato dal trio Zucker-Abrahams-Zucker (non è un nostro errore di battitura e/o dicitura), bensì l’esatta, famosa “sigla” che, citando sol i loro cognomi e alternandoli bellamente, fa riferimento ai fratelli David e Jerry con nel mezzo Jim. Avete capito? Sennò fa lo stesso. D’altronde, questa non è una recensione canonica, bensì falotica, equivalente a fantastica e bizzarra, parole sinonimi di falotico, giustappunto. Non mi credete? Cercate nel vocabolario. Prossimamente, io, wanted, no, ricercato in senso sfigurato, no, figurato, insomma, innatamente sfigato, sì, dalla nascita, no, avvezzo a esser profumato, in tal società ripiena di vecchie cariatidi e gente maleodorante, annuso, cioè odoro il marcio, sento la vostra puzza, anche sotto il naso e, sotto le ascelle, inserisco e spruzzo un ottimo deodorante. Ma a parte tali battone, no, battut(in)e, risibili, ridicole o che non fanno ridere, come si suol dire, nessuno, questa pellicola fa in effetti cag… re o dalle risa(te) scompisciare? Ah, ridete pure, la mia non è poc’anzi stata una domanda banale? Ma è una domanda o un’affermazione? Forse lo è, cosa non si sa, o sarà, scegliete voi il tempo verbale più congeniale, solamente eccezionale o da deridere, denigrare, d’offese subissar in forma sesquipedale?! Ma prendiamo, no, togliamoci il pigiama, no, pigiamo e basta, insomma premiamo su tutti i pedali, no, solo sul pedale dell’acceleratore, non premendo sul freno anche a mano, neppure sulla frizione e frizioniamo i capelli, no, azioniamo il turbo recensorio, arrivando al punto della questione. Narrandovi sottostante, più che altro delineandovene la trama, evitando spoiler indesiderati. Anzi, vi trascrivo la sinossi, più striminzita d’una minigonna à la Jane Spencer/Priscilla Presley che fu, estrapolandovela direttamente da IMDb:
Solo un uomo ha le abilità particolari: guidare una squadra di polizia e salvare il mondo.

Davvero corta, nevvero? Cortissima, esattamente della durata pressoché identica, no, assai meno lunga delle vostre malelingue, no, del mio membro che sempre fa sì che io m’allupi, no, allunga/hi. E io mi arrapo? Insomma, capre e teste di rapa, fra eccitazioni, no, ovvie citazioni di Scuola di polizia e gag degne de L’aereo più pazzo del mondo, l’operetta sfila (fra) le mutande, no, fila dritta che è un piacere, procedendo come quello, col burro, di Marlon Brando nel tanga, no, senza perizoma, nella zona non sol erogena di Maria Schneider in The Last Tango in Paris. Una pallottola spuntata è dichiaratamente, per sua natura concettuale, in e per tutta la s… ga, no, saga, qualcosa di parodico e demenziale alla Ultimo tango a Zagarol. E le similitudini con tutto il “cinema” avente per protagonista Franco Franchi, per dovere di franchezza, son tante. Ammettiamolo. E in Pamela Anderson, anche se oggi come oggi molto attempata, mettiamolo. Insomma, ometti, perché la verità omettere? Pamela è sempre stata una svampita oca ma stimolò molte oche. Poche balle, che gran gnocca! Anche se, ai tempi di Baywatch, le preferii Nicole Eggert, probabilmente Marliece Andrada.

Danny Huston plays Ricahrd Cane and Liam Neeson plays Frank Drebin Jr. in The Naked Gun from Paramount Pictures.
Ma andiamo avanti, spingiamo… senza perderci pen(s)osamente in peni, no, panegirici, magri stipendi da chi non riesce a portar a casa il pane, la pagnotta e però va inspiegabilmente con le mignotte, no, non incantiamoci in e per stupendi didietro, no, in ricordi cinefili assai erotici di ciò che, oddio che tette, no, stette dietro di noi. Ovverosia le proibite nostre fantasie adolescenziali da mezze pugn… ette, forse totalmente intere. Voi asciugavate (il) tutto col fazzoletto o con la spugnetta? Versandovi sopra qualcosa che d’atto impuro profumava (mica tanto) di purezza od era sol l’eiacul… one, no, espressione della vostra frustrazione? Diciamo onestamente, nudamente, masturbazione.



Comunque sia, il film, abbiamo detto e qui ridiciamo, non è un rifacimento della pellicola succitata con Leslie Nielsen. E non è nemmeno un pasticcio “posticcio” come Anderson liftata e fatta, strafatta, non sol da Tommy Lee e Bret Michaels dei tempi d’oro ove, fra un concerto heavy metal e l’altro, rispettivamente glieli davano con dolcezza da Taylor Swift, e si davano anche all’hard rock, no, hardcore non sempre romantico alla Coma Cose, con Pamela per sex tapes meno formosi di lei, no, meno famosi di quello arcinoto con Belén Rodríguez. Di quale filmino sto parlandovi? Naturalmente, di quello da tutti visto, no, solamente da me veduto, essendone stato io segretamente il cameraman, riguardante il rapporto sessuale da una botta e via, no, sol per una notte e poi sparisci, (mai) avvenuto fra Belén e Olly. Per cui Belén non diede il nullaosta per la visione “globale” al fin di far un piacer al sesso, no, stes(s)o Olly. Sì, per non provocargli paradossalmente dispiacere in quanto, dopo l’orrida, squallida, insoddisfacente trombata fra lor intercorsa, con lui immediatamente (s)venuto, non volle, non vuole rovinargli la cerniera, no, la carriera. Soprattutto non (lo) vorrà mai più neanche se la pagasse più, per l’appunto, della RAI che, affinché mostrasse la sua “farfallina” al Sanremo d’anni fa, l’elargì un cachet più grosso di quello di Liam Neeson. Sì, stando alle testimonianze delle ex amanti di Liam, tralasciando la povera, defunta e sfortunata ex moglie Natasha Richardson (a Liam ancor porgiamo le nostre condoglianze), specialmente basandoci sulle parole di Uma Thurman, sua f… ga, no, fugace fiamma, Liam ce l’ebbe, chissà se ancor ce l’ha, datane l’avanzata età, di 27 cm e mezzo, forse 3/4, direttamente proporzionato in forma proporzionale, alla sua altezza corrispondente a un metro e novantatré. Un attore molto alto quindi, palesemente spropositato, bravo in forma smisurata, super dotato… Decisamente sproporzionato! Se avesse fatto il porn actor, non solo Olly avrebbe sfigurato. Anche Tommy Lee. E sapete perché, eh eh. In fallo, no, infatti in questo film c’è Pamela Anderson. Chi, sennò? Ah ah. Però, soltanto io, ancor una volta, di tal filmaccio, no, fig… ne, no, filmone, no, scandaloso filmato, posseggo il dietro le quinte “scabroso”. Osé, no, oso dire da invidioso, no, in format(o) pruriginoso. Macché, è ancora disponibile in calze a rete, no, in rete, visibile gratuitamente con lei ignuda completamente. Anderson ha or una testa, no, sesta? Be’, non esageriamo. Ha una seconda elevata alla potenza virile, no, della chirurgia plastica. Mentre Liam, a parte forse un semi trapianto di capelli finti, no, tinti, sembra che non (si) sia rifatto null’altro, neppure… (la) Thurman. Come mai? Suvvia, Uma è un’attrice sperimentatrice di ogni genere. È versatilissima, ciò è conclamato, lei ancora da tutti gli attori e registi hollywoodiani, peraltro, vien… molto amata, dunque passa da un film d’azione a uno intimistico con una velocità pazzesca e imbarazzante da Olly il “trombato” in ogni senso, anche lato, forse b, da lui chissà se poi realmente non soltanto palpato, di Rodríguez. Nella vita ci vuol culo per arrivare… Datemi retta e non datemelo nel retto. Son uomo rettissimo, sovente ce l’ho più eretto di quella statua del grattacielo che, a furia d’esser toccata e grattata da Leslie/Drebin (vi ricordate?) in una scena topa, no, topica d’un “episodio” della serie, essendosene aggrappato per non precipitar in strada, insomma, si alzò molto turgido, ci siamo (in)tesi. In parole povere, qui abbiamo un megalomane mitomane di nome Richard Cane, (Danny Huston) un vero dog man, cioè dall’anima cagnesca, che sta finanziando un bestiale progetto a sua volta chiamato Project Inferno per trasformare gli uomini in animali facilmente dom(in)abili. Ma avrà la sua gatta da pelare perché la fatalona Beth Davenport (Anderson) gli scasserà i cosiddetti mar(r)oni, affidandosi a un cagnolino con fiuto da tartufo, colui che fu Il detective Marlowe per Neil Jordan, alias il nostro (anti)eroe Drebin Jr./Neeson. Huston e Neeson, dunque, si rincontra(ro)no ivi dopo l’opus jordaniano appena menzionatovi. Mentre il sig. Richard Jewell (Paul Walter Hauser) di Clint Eastwood è leggermente dimagrito ma fa qua il baccalà di comparsa(ta) cringe ed è seriamente sprecato. Siamo seri, suvvia. Viene citata anche Fergie quando fu (lo è ancora) strafiga e relativi Black Eyed Peas, vengono sfottuti i videoclip musicali degli eighties e tutto è all’insegna inevitabile della scemenza più geniale, forse accettabile, forse passabile.
Passatemi questa (non) recensione e produce Seth MacFarlane.
Ah, come da posteriori di Pam, no, poster americano, negli States il film uscirà domani primo Agosto, in pieno clima hot, da noi il film è uscito, o uscì se preferite, il 30 luglio, cioè ieri. Fa caldo… sia in Italia che nella patria di Trump. Non male, infine, la battuta di Drebin-Neeson a Pamelona in merito a qualcosa che esce da una “comfor zone” molto più bella della schifosissima canzone firmata Ludwig & Sabrina (Salerno), Bollente!
“Vera” musica per dementi.
Scusate, ora vi lascio perché devo cenare. Ma dapprima devo infilar il mio pollo, poi arrosto, nel forno. Poi, spero di cucinarmi una vecchia gallina fa buon brodo? No, dei tortellini col brodino, no, alla panna montata. Sì, prima il chicken, dunque sempre da gustare, nella kitchen, un primo per adulti e bambini/children.
Arriverò alla frutta o al dolce con crema da pasticcione, no, pasticcera, senza spruzzarvi sopra anzitempo alla maniera di Olly il bambagione.
di Stefano Falotico



