L’isola perduta

Dio sa, Dio il pianoforte suona con levità da genio brandiano, mastodontico!

Dio sa, Dio il pianoforte suona con levità da genio brandiano, mastodontico!

di Stefano Falotico

Perdiamoci nel titanico Brando, ad “adipe” d’afflato recitativo magniloquente, ché lui è l’incommensurabile Kurtz in ogni evoluzione della specie… cinematografica

Questo film non esiste, è un’allucinazione incompresa, un’altra perla malinconica del grandissimo John Frankenheimer, che da da Herbert George Wells trae l’ennesima versione, però qui corroborata di natura vivida intessuta allo splendore del melanconico sonno del “Pianeta delle scimmie”. Apocalypse vent’anni dopo, ai primordi indietro d’ogni esperimento di clonazione a venire, avveniristica time machine intagliata nel carisma immortale dell’eterno Marlon. Grasso da far ribrezzo, e dunque da celebrare come l’inno habemus Papam a ogni sua apparizione, cronometrata di potenza visionaria nel filtro grigio-languido del Frankenheimer d’avanguardia. Che osa oltre il suo Cinema di spie e complotti, rivoluzionandosi coraggiosamente nel trionfo, vittorioso, d’un film vinto da una Critica frettolosa e turbata da ciò che non avrebbe dovuto violare con la lor boria prosopopeica da impiegati del ca(ta)sto esegetico. Io sono esigente e anche Frankenheimer lo è, rischiando con un film che forse non gli appartiene, “raschiato” da troppe (im)perfezioni e grossolani effetti speciali, addentrandosi nei meandri notturni di un’isola perduta nelle memorie di noi, la razza oramai estinta.

Ove spadroneggia oscuro il Dottor Moreau.

Non dovevate estirparlo perché esso vive di un’aura, e quindi in una roboante area, tutta sua.

Ove i fruscii delle foglie della giungla, permeandosi agl’ibridi umani, sono antropomorfico rimembrarci l’orrida morfologia evolutiva della nostra (dis)umanità.

Il film è Brando, stratosferico in ogni eccesso, dal trucco bianco-latte alle sue mani tozze che soffrono la bellezza della sua grandezza, distillata con insuperabile stile e classe originaria dell’acqua vitale, come ogni biologia anfibia del Creato e crearlo Dio.

Dio intinse la sua mano a benedirci, perché sapeva che, dando all’uomo la coscienza, egli avrebbe azzardato da incosciente, minando l’innocenza nei suoi laboratori da Frankenstein.

 

 

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