Martin Scorsese e il senso della paura o incubo a occhi aperti

Ahahahah!

Ahahahah!

di Stefano Falotico

 

Intermezzo parsimonioso, “lagunare” di gioie intiepidite nel vulcanico boato d’un trascendere mesto e, dai repentini schizzi, nei fragori dei “carburanti” tuoni, a spaccare il muro degli “occhi aperti” e dei miei incubi… travolgenti

Mistico, asciugo le palpebre di questa Luna irriverente, ché m’ha stuzzicato il tramonto nell’impeto solitario d’un malessere soffrente fagocitate pulsioni represse, rannicchiate, le iridi tendon sempre a una serenità (in)cauta, irraggiungibile che, sfrenatamente altera e incastonata a (in)canto del lupo latente-latrante, anzi proprio alterandomi come brezze rubescenti del mio manto tensivo, “crollano” dentro il mio Cuore già arrochito. Il mordente della mia grinta trascorsa… ecco che non più mi “riverisce” di quelle suggestioni magiche che “sbranavano” la mia mente ad acutizzar il pensiero, far sì che volasse e s’inabissasse, rosso “mungesse”, a calor del mio seno d’ingegni sporgenti, la bianca abside della limpidità. Estenuato, cado a letto, con le membra intirizzite, quel gioviale torpore creativo è stanotte mutato al “maledirmi”. A incagliarmi d’incubo che, placido e corrosivo, lesto bacia la bocca della mia anima infernale. Rendendo il sonno incerto. Penzolo in questo spettro dalla bramosia avvolgente. Mi mastica intorno, mi ruba l’anima, sopravvivo a stento nella stretta spirale dei suoi feroci tendini. Con propulsioni accendenti, asperse poi nello spegnimento improvviso, una lagrima, color gioconda chioma mia sudata, “dimena” l’incubo nel risveglio più pauroso.

Una detonazione. E scorgo, cogli occhi sbarrati, adesso maschere furfanti, ché vorrebbero ancor rabbuiarmi, stanno zitte, non parlano, tacciono ma par che mi taccino per sigillare il mio corpo nella pallida, cruenta bara dei morti. Sabbie mobile, paura e palude!

Urlo, prima di urlare… tremo con forza, scalcio e, dalla riunita gente bieca senza volto a me ronzante attorno, “ravvedo” Max Cady, Babau spaventoso, dai denti “affilati” in un tatuaggio “benefico”. Sì, è l’unico uomo “nero”, dallo sguardo “effimero”, bruciacchiato e quindi più vivo degli altri, a non additarmi per ardermi vivo.

Sta lì, in un cantuccio, pressoché invisibile a tutta la “compagnia” di morti ridenti. Ridacchia in modo beffardo. Ah ah ah! Con un “accenno” di baffetti, come gli sparvieri nei giorni del vero più atroce. “Scodinzola” i suoi lunghi capelli, con le mani li stropiccia come fossero uova “impazzite”, poi scoppia proprio mattamente a ridere. Senz’alcun freno inibitorio nello stupore generale.

Tutti allibiti, tranne me. Quell’uomo fa bene a ridere. Vede giusto.

Quest’incubo non ha senso. Voi forse conoscete, vi chiedo davvero, un incubo puro che sia un bel sogno?

Anche i sogni dell’infanzia sono eterna adolescenza.

Martin Scorsese non lecca neppure un secondo, sputa, vomita spermatico brio in far impazzire la cinepresa, la (surri)scalda, non la tace mai.

La spara a morbidi morsi, via via sorprendentemente incantatori nella violenza dirompente. Squaglia il suo intuito, d’istinto azzecca sempre l’inquadratura giusta a letale maestria del coglierci meravigliati, bacianti la Luna fosca in punta di piedi “caprini”. Perché gli uomini dal gran valore conoscono l’intelaiatura delle emozioni.

Le emozioni non sono materia futile, sono l’emblema delle nostre mille vite. L’acuminato fantasma delle nostre tante identità (non) confessate, “cattoliche” con pizzico di malvagità mai disancorata(ci), un bagliore e tristi languori, rimpianti e udire anche come, sì amiamo, però molto odiamo e mai lo diciamo.

Per paura profumo promontorio che il nostro stile di vita, da noi stessi imbastito di letture, background, esperienze fasulle pensanti donne penanti per un pen di grosso fallo, per finte virtù che abbiamo “appurato” e spesso non riguardato, sia minato e la paura nascosta(ci), scostata, abbagli di verità quel timido conservarla in frigo, congelata e celata.

Come la refurtiva dei ladri, della borghesia assassina, degli scheletri dentro le an(a)t(r)e.

 

Un poco di buono?

Un poco di buono?

 

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