Le idiozie su John Carpenter

John Carpenter

Quando uno è un gigante del Cinema, e non solo di quello, ecco che fioccano le idiozie, le scempiaggini sul suo conto e, anche quando lo si magnifica, glorifica ed esalta, spuntano classificazioni generiche da Wikipedia… quanto mi fanno incazzare!

I suoi film sono caratterizzati da fotografia e illuminazione minimalisti, una macchina da presa non eccessivamente mobile, senza dimenticarsi però di ottimi piani sequenza…

I suoi film glorificano spesso degli anti-eroi, personaggi di estrazione proletaria in aperto contrasto con le istituzioni, e i suoi soggetti hanno spesso tematiche che riflettono una forte critica sulla società capitalistica americana: esempi di questo sono in particolare Essi vivono1997: Fuga da New York e Fuga da Los Angeles. Un’altra costante del suo cinema è l’analisi del rapporto fra il bene e male e una inquietante messa in discussione della realtà che viviamo e dei valori della società moderna.

Quello che spesso mi turba quando leggo monografie, disamine, recensioni o esegesi su immensi autori, ma anche su quelli piccoli, è il pressapochismo di certe asserzioni.

Ora, sfatiamo un luogo comune. Ken Loach fa Cinema “proletario”, John Carpenter no. A eccezione di Essi vivono, ove il protagonista è un operaio, io non vedo molti proletari nei suoi film. E il famigerato Jena Plissken è un outlaw, un wanted, un ricercato criminale, uno dunque senza categoria lavorativa. È un archetipo che incarna paradossalmente il bene in un mondo di falsi padroni, in un mondo irreggimentato e militaristicamente orrendo, catastrofico e apocalittico. Jake Burton di Grosso guaio a Chinatown è un camionista, sì, ma il film è fumettistico, sanamente pop, ed è un film assolutamente non “politico”, non vuole veicolare nessun messaggio istruttivo, pedagogico, demagogico o contestatore, sovversivo o nichilista. È un geniale potpourri fra Cinema avventuroso per ragazzi (anche se è talmente universale che lo puoi vedere a otto anni e rimanerne incantato, da adolescente e restarne perturbato, da ottantenne e venir imprigionato dalla sua strabiliante follia poetica e immaginifica, e in questo consiste la sua forza ammaliatrice, un capolavoro che non invecchia mai) ed essere un concentrato di arti marziali e stregonerie, perfino visive. Un film dai dialoghi secchi ma memorabili. Il seme della follia è un film proletario, secondo voi? Il protagonista è un investigatore privato esperto di assicurazioni. Quindi, nel caso di Carpenter non parliamo di categorie “sociali”. Quando uno, ad esempio, come faccio io, scrive un romanzo o “dà voce” una storia, ha bisogno di definire i personaggi per mettere il lettore a proprio agio sin dalla prima riga. E la caratterizzazione dei personaggi è funzionale alla vicenda narrata. Tutto qui. Odio le semiotiche.

Carpenter fa esattamente questo. Delinea i tratti topici, peculiari dei suoi characters per dare corpo poi alla trama, per creare sinergie dinamiche con la struttura diegetica. Quindi… è naturale che facendo Cinema “di genere” talvolta i suoi personaggi principali, più che proletari, siano gente comune. Se gira Vampires, certamente il cacciatore di vampiri non può e non poteva essere George Bush. Voi che dite? Avete capito il mio discorso? Dunque, non strumentalizzate il Cinema, così come la Letteratura, in funzione solipsistica. Che ne so… affermate che Carpenter è il vostro regista preferito perché lavorate in fabbrica e le sue “istanze” sostenete che vi rispecchino. Molta gente fa così. Ah sì, a me piace Woody Allen, mi ritrovo nelle sue malinconie borghesi, sai, ho sempre sognato di vivere a Manhattan, infatti La ruota delle meraviglie mi è parso squallidino, però non capisco Kusturica perché il suo Cinema “di zingari” mi sembra sciagurato e deprimente. Ma fatela finita.

Altra idiozia da sfatare è quella secondo cui Carpenter non gira più film da anni perché è cambiato il sistema produttivo di Hollywood e nessuno lo finanzia. Altra balla colossale.

Secondo me, invece, nell’eterogeneità del Cinema moderno, nel proliferare di Netflix, avrebbe molto spazio. Se non gira film è perché è stanco, e sa che girare un film non è un gioco da ragazzi. Ci vogliono due coglioni di ferro.

 

 

di Stefano Falotico

 

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