Robert De Niro, vogliamo esserti di nuovo amici e non (da) Amici
Robert De Niro, rivedendoti sfilare a sfidare beffardamente, dall’alto della tua esperienza, i ragazzi di “Amici”, m’hai colto di (tua) nostalgia…
Robert De Niro, anche i miti si “abbassano” al comune volgo per scandir i passi del lor (non) viale del tramonto…
Se ci sei, non arrenderti, batti ancor dei colpi, se perdiamo anche te, per noi è il colmo, ché l’umanità, già incolmabile d’insaziabili voglie sol di s(ucc)esso facile, sta oscenamente precipitando nella voragine abissale dell’ignoranza più spastica
Suvvia, Bob, rinnova il tuo innervato fervore perché non sei un “fu” e, da non sepolto, ancor sguazzerai tra personaggi che ridaran lustro, e non soltanto danari, al tuo carisma comunque (da) intoccabile, perché devi dimostrarci di avere ancor (in)tatto elegante e non puoi lasciarci con le tue ultime pellicole assai qualitativamente pericolanti. Traballasti a inizio anni duemila, già optando per scelte sbiadenti la tua forte personalità coriacea d’attore indiscutibile e indissolubile. E in quegli anni t’adattasti al triste andazzo che è purtroppo divenuto scialba, materialista modernità ove i gra(da)ssi stan (s)colando solo l’oro contraffatto dei valori, non solo cinematografici, invertiti. Ove ogni rozzo interprete improvvisato sta arrugginendo la bellezza del Cinema che, in quanto Arte maiuscola, “propedeutico” al forgiante insegnamento delle coscienze superiori, e non ricattabile per un paio di (ri)cotte, dev’eternamente luccicare e non corrompersi fra le appetibili, eppur vi dico molto diaboliche, dunque illusorie, co(s)ce godenti subito e presto. Il grande Cinema è sacrificio e non possiamo venderlo agli orefici degli orifizi.
Vedo oggi tristi guitti che, “grazie” al loro pagliaccesco le simpatie accattivarsi, stan (de)nutrendo le anime, peraltro già avvizzite, di tal rinsecchita umanità che si rimpolpa soltanto di barbariche lotte vanagloriose inchinate al sesso più mercificante e al facile (contrab)bando “ludico”, impudico, dell’accesso invero solo ai cessi.
Ques’umanità è atterrente ma io non me ne atterrò. Voglio al cinema atterrar su emozioni pure, dure, di candore o di sapore, ma basta con questo buonismo all’acqua di rose. Forse, lavar la testa agli asini mi farà perdere solo acqua, farina del mio sacco e sapone ma è una f(at)ica che debbo provare per non farmi provare da quest’orrore che m’intristisce, amareggia e sconsola infinitamente, stremandomi. Tremate, torneremo! E sarà un terremoto! Un vostro mal di mare a tutto averci fatto navigare in questo enorme amor stupido, aromatico di apparenze vane ma in verità depistanti e malvage! No, giammai atterrito, non m’intenerisco, non m’intenerirò, e non m’adatto alla massa e al suo suggente, “materno” allattamento. Non v’è nulla di struggente in questa contemporaneità tanto invece da voi lo(r)data. Annuso sempre più puzza di merda. E non è un gran bel sentire in giro… discorsi di mezze cartucce, tutti incentrati su culi e sfanculare. Che “grande bellezza”…
Perché esigo che i capezzoli del Cinema gustoso m’allevino in una valle pensante e non nella paciosa tranquillità falsa di tal “giocosi” esserini trastullanti.
Ove ti smarrimmo Bob? In qual landa tua del Tribeca, ché tanto ti dette soldi in cassa ma tanto ti fuorviò nel già comprometterti e non prender da nessuna retta strada? Sì, perché per sostenere la tua casa di produzione, e poi relativo festival newyochese, ti costringesti a ruoli striminziti ma ben pagati, per(d)endo il senno dell’attoriale, intimo, adamantino senso.
Ti ricordi, oh Bob, quando Leone Sergio morì e tu piangesti la sua memoria, memore di C’era una volta in America e di quel monumentale, altro epico progetto, Leningrad, per il quale Sergio aveva in serbo ancor d’affidarti il ruolo principale?
E dunque vedi di smuovere Scorsese Martin a girarci questo The Irishman.
Non v’è tempo da perdere. Quando lo girerete? Quando leccherete i Girelli gelatini all’ospizio, giocando a briscola? Dai, un colpo rubamazzo come Casinò! Sbancante, da far i detrattori sbiancare!
Non star con le mani in mano. Di dieci film che annunci, ne porti a termine mezzo. Mezzo anche di significato mediocre a non esser né bello né brutto, ma soltanto un dimenticabile filmetto.
Allorché, su IMDb noto che presto girerai The Intern di Nancy Meyers con Anne Hathaway. Ben che vada sarà una discreta commedia dolce-amarognola “godibile” nello stile “femminista” di tal regista da what women want. Nulla di più. No, ‘sta roba non m’attizza, nonostante le tette dell’Hathaway già me lo stuzzican e me lo “schizzan” ritto.
Rendi giustizia al tuo mito! Vedi? Già ereditare Gandolfini per Criminal Justice della HBO, che peraltro è scritto e anche di episodio pilota diretto da Steven Zaillian, sceneggiatore nel futuro-prossimo-chissà se lo vedremo di The Irishman, appunto, mi fa ottimamente sperare già in qualcosa di migliore.
Bob, Bob De Niro, non fare il cazzone. Non farmi incazzare! Non giocare col mandarino, la mandorla e la catenina della De Filippi. Quella ha da “allattare” solo degl’illusi, convinti che si diventa attori grazie all’audience e basta, torna a Los Angeles, cont(r)atta due/tre pezzi da novanta e impara da Clint Eastwood.
Hai quindici anni meno di lui ma sembri suo nonno in confronto alla sua vitalità e acutezza. Hai sputtanato gli ultimi quindici anni abbondanti della tua carriera, stronzeggiando fra ospitate, cretinate e (auto)parodie.
Mi par ora che tu torni a far come iddio vuole.
Cioè tu stesso De Niro?
No, come ti amo io e noi.
Scambiatevi un segno di pace solo pregando, nella speranza misericordiosa che la Provvidenza illumini Bob a uscir dalla pece.
Firmato Robert De Niro, cioè Stefano Falotico
Non ho ancora finito!
Rifletto sulla società italiana. Società di pagliacci. Tutti bravi a educare i figli più intelligenti e svegli, quelli predisposti e propensi alle arti, alla poesia, all’elevazione morale. Oggi, questi figli sono quasi tutti impazziti, c’è chi è finito nei centri di salute mentale perché va disintossicato e normalizzato, ah ah, chi si è suicidato perché deluso da troppe aspettative poi non riconosciute, chi ha mollato ed è andato a vivere all’estero. Chi è restato ed è stato arrestato per vilipendio al pudore, ah ah. Perché l’Italia è questa, falsa, sporca, vigliacca. Prima insegna a vivere (da) alti, poi ricatta costringendo al qualunquismo di tutti gli altri, a (im)piegarsi all’adattamento più laido e maialesco. E quelli che non ci stanno diventano i disadattati da curare. Da torturare, offendere, schivare, emarginare e da non rimarginare!
Io continuo a dire no! Che piaccia o sì!
Chi non è con me, è con voi! E molti di voi non mi piacciono!
E se provate a dirmi che devo farvi altri piaceri, ah ah, riceverete solo libri in faccia!
Ché siam tutti bravi a scoparcela… è molto più difficile non farsi trombare dalle illusioni!
Quindi, giustamente e orgogliosamente delusi, vi eludiamo.
E alle figate preferiamo le fughe!
Se tu vuoi pagarla, pagala, ma lascia stare me, io non mi svendo.
E contro il muro delle omertà ti sventro!




